Sanità

ott272017

Legge concorrenza e farmacie, ampi spazi per interloquire con i fondi sanitari

Legge concorrenza e farmacie, ampi spazi per interloquire con i fondi sanitari
La legge sulla concorrenza da sola non ci sarebbe riuscita. Ma combinata con i decreti approvati nel nostro Paese in piena crisi apre le farmacie al rapporto con fondi sanitari e catene assicurative. Il nuovo scenario è stato oggetto di un incontro di Osservatorio Consumi in Sanità in Università Bocconi, il Centro studi Cergas e player dell'offerta di servizi, dell'industria farmaceutica e della distribuzione. L'approvazione della legge 124 ad agosto sta avendo vari effetti, come spiega Erika Mallarini docente di Public Management and Policy di Sda Bocconi. «Oltre a far entrare le società di capitali nella proprietà della farmacia, toglie il vincolo secondo cui si poteva essere titolari di fino a quattro farmacie. La conseguenza non è solo nelle insegne, con marchi che diverranno "familiari" e reti di singoli imprenditori capaci di integrare retail e grossisti, ma anche in un ruolo diverso del sindacato, che se la dovrà vedere con il potere contrattuale delle aggregazioni, e in un diverso dialogo industria-distribuzione. Ma lo scenario più nuovo è sul fronte del terzo pagante; da sola, la legge non sarebbe sufficiente a creare lo spazio per convenzioni fra terzi paganti e farmacie, ma tra il 2010 e il 2012 sono state approvate misure importanti». Accanto alla novità inserita nel 2010 -il concetto di sconto massimo sostituito da quello di sconto minimo di fatto "movimenta" i margini e potrebbe facilitare un'interlocuzione tra fondi sanitari/assicurazioni e distributori- occorre fare attenzione ai decreti legge Crescitalia e Salvaitalia che dal 2012 «hanno dato alle farmacie la possibilità di offrire sconti sui farmaci di fascia A e C sia pure con vincoli tutti da definire ed indicazioni differenti da regione a regione sia rispetto all'arco temporale dei suddetti sconti, sia rispetto a una tendenziale parità di trattamento nella scontistica tra servizio sanitario e terzi paganti privati».

Ulteriore grande novità il piano nazionale cronicità e le delibere regionali che hanno, non solo in Lombardia, reso possibile ipotizzare non più budget di settore (specialistica, farmaceutica etc) ma "per paziente", «imponendo di superare le logiche a "silos" e agli attori delle filiere di parlarsi. In Lombardia si sono proposti in questi mesi per la presa in carico dei pazienti cronici enti gestori costituiti da residenze socioassistenziali, reti di farmacie e cooperative di medicina generale». Nell'incontro dell'Osservatorio si è parlato anche di reti e strategie di vendita, e di spesa farmaceutica privata: i dati 2016 Osmed confrontati con il rapporto sulla spesa delle famiglie evidenziano che la spesa sanitaria privata per medicinali vari non sarebbe data dagli 8,4 miliardi ottenuti sommando compartecipazioni in fascia A, spesa per fascia C ed OTC ma da un ulteriore tesoretto da 5 miliardi circa di parafarmaci, prodotti borderline, erboristici, omeopatici, integratori offerti da canali di distribuzione diversi da farmacie e parafarmacie, al limite del voluttuario ma potenzialmente "puntabili" da fondi sanitari che volessero garantire una più ampia copertura della spesa oggi sostenuta dalle famiglie. La crescita del peso delle compartecipazioni in fascia A e della distribuzione diretta si accompagna invece a un'erosione dei ricavi in farmacia sui fronti Otc e fascia C.


Mauro Miserendino
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