Sanità

mag212020

L'emergenza ha oscurato patologie non Covid: questi pazienti si sono rivolti alla farmacia dei servizi

L’emergenza ha oscurato patologie non Covid: questi pazienti si sono rivolti alla farmacia dei servizi

In fase di emergenza Covid-19 sono state quasi azzerate tutte le visite ospedaliere ed extraospedaliere per le altre patologie che però non sono scomparse, e i pazienti si sono rivolti alla farmacia

In fase di emergenza Covid-19, per ovvi motivi di sicurezza sono state quasi azzerate tutte le visite ospedaliere ed extraospedaliere per altre patologie che però non sono scomparse e i pazienti, che in questo periodo hanno maggiormente sofferto di solitudine e di mancanza di attenzione e controllo si sono rivolti alla farmacia che è stato "il presidio sanitario di accoglienza di tutte le patologie non Covid-19 per due mesi e mezzo". A sollevare la riflessione è Elena Penazzi, farmacista titolare di Imola e curatrice del Blog Cosmesi di Farmacista33.
«Il lavoro svolto in modo informale dalla farmacia dei servizi in questi mesi va valorizzato - spiega la dottoressa - e oggi abbiamo una grande opportunità per far capire a tutti che senza di noi il Servizio sanitario nazionale non va da nessuna parte. Il nostro ruolo - sottolinea - ha assunto una valenza pesante a livello del Sistema sanitario nazionale, che d'ora in non potrà mai più dimenticarsi di noi nel computo degli operatori sanitari». L'invito che arriva in una fase, la Fase 2 dell'emergenza, in cui, come ricorda una circolare di Federfarma, "fermo restando il rispetto delle misure di sicurezza, l'adozione di Dpi adatti alla tipologia di attività espletata, l'integrazione del Dvr e il rispetto di eventuali ordinanze regionali, non ci sono impedimenti a erogare servizi sanitari in farmacia, come supporto all'autoanalisi, misurazione pressione, servizi in telemedicina, prestazioni da parte di esercenti professioni sanitarie".

Oltre il Covid19, il nulla? Pazienti sono entrati in farmacia

"Questa riflessione nasce da lontano, un tempo che mi sembra un secolo. In realtà si parla di soli due mesi fa. Parlo dell'istante esatto in cui il coronavirus ha cancellato letteralmente ogni altra patologia esistente: azzerate tutte le visite ospedaliere ed extraospedaliere, cliniche private dedicate unicamente ad accogliere i pazienti col virus, medici concentrati solo e solamente sulla ricerca del responsabile di una pandemia mondiale. Il problema vero è che le altre patologie non sono scomparse, né quelle fisiche né quelle mentali, e i pazienti che in questo periodo hanno maggiormente sofferto di solitudine e di mancanza di attenzione e controllo sono proprio quelli che soffrono di altre malattie, che con il coronavirus non c'entrano nulla. Le statistiche azzerano praticamente le morti per altre cause negli ultimi due mesi.
È come se il covid-19 si fosse portato con sé, proprio come uno tsunami, tutto il resto. Questo non lo dico io ma lo dicono primari di infettivologia come il dottor Bassetti di Genova. Se questo è vero a livello ospedaliero, non è la realtà della farmacia, che anzi è stato il presidio sanitario di accoglienza di tutte le patologie non covid-19 per due mesi e mezzo.
Senza presunzione ma con accettazione della emergenza in corso, ci siamo dovuti trasformare ogni giorno in oculisti, dermatologi, ortopedici, gastroenterologi, ginecologi. Fino a febbraio il nostro consiglio valeva molto, è vero, ma non avrebbe mai e poi mai dovuto e voluto sostituire quello di un medico: la nostra è un'altra professione, semmai è quella che indirizza al giusto specialista la richiesta di un paziente.
Siamo diventati indispensabili per la popolazione nonCovid.
Siamo diventati indispensabili non perché da noi si possono trovare le mascherine chirurgiche di Arcuri. Il nostro ruolo ha assunto una valenza pesante a livello del Sistema sanitario nazionale, che d'ora in non potrà mai più dimenticarsi di noi nel computo degli operatori sanitari. E dovrà prendere in considerazione le nostre peculiarità, le nostre capacità, e le nostre possibilità di sostenere questo sistema, nell'emergenza come nella normalità".

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