Sanità

apr52016

Lettera al Direttore. Sinasfa: da Ccnl tutele nulle in caso di gravi patologie

Lettera al Direttore. Sinasfa: da Ccnl tutele nulle in caso di gravi patologie

Egr. Sig. Direttore Nel 2010, le persone che vivevano in Italia dopo una diagnosi di tumore erano 2.587.347 il 4,4% della popolazione italiana - il 45% maschi (1.154.289) e il 55% di femmine (1.433.058) e nel 2012 (ISTAT ultimo anno al momento disponibile) i decessi attribuibili a questa patologia sono stati circa 177.000 (dati pubblicati a settembre 2015 rapporto AIRTUM Associazione italiana dei registri tumori http://www.registri-tumori.it/PDF/AIOM2015/I_numeri_del_cancro_2015.pdf).

Questi dati purtroppo continuano a crescere in particolare in alcune aree geografiche dove è stato fatto uno scempio ambientale, tipo la terra dei fuochi in Campania. Anche se le percentuali di sopravvivenza fortunatamente aumentano anno per anno, bisogna che i soggetti interessati, a seconda della tipologia del problema, si sottopongano a terapie spesso inabilitanti e a volte lunghe. Per i farmacisti dipendenti di farmacia privata, la lunghezza della terapia e l'inabilità fisica possono comportare un ulteriore problema, un dramma nel dramma, la perdita del posto di lavoro perché il nostro contratto, a differenza della maggior parte degli altri contratti (metalmeccanici, terziario, sanità privata, pubblico impiego, commercio, Ccnl chimico farmaceutico ecc.) ha in questi casi delle tutele che io considero quasi nulle. Se un farmacista che lavora in farmacia privata si ammala di cancro o altra patologia grave, se subisce un infortunio mettiamo viene investito o resta coinvolto in un incidente d'auto, in base agli articoli 47 e 49 del nostro Ccnl ha 180 giorni di tempo retribuiti per rientrare al lavoro e se non ci riesce può soltanto, previa richiesta, ottenere ulteriori 120 giorni di aspettativa non retribuita scaduti i quali il titolare potrà procedere al licenziamento. Non aggiungo altro perché a differenza di tanti altri contratti, noi non abbiamo altro, ad esempio non è previsto che possiamo conservare il posto di lavoro o allungare il periodo di comporto o dell'aspettativa non retribuita, non è previsto che in caso di ricovero o di chemioterapia questi giorni non vadano considerati e inclusi ai fini del computo del periodo di comporto, non è prevista la possibilità di modificare il contratto passando ad un part time, non è prevista nessuna forma di retribuzione né di sostegno economico oltre i sei mesi di stipendio.

La cosa di per se è molto triste, ma diventa addirittura umiliante se paragoniamo un farmacista che ha il contratto delle farmacie private con un farmacista che ha Il contratto Assofarm, perché pur svolgendo lo stesso lavoro hanno delle tutele completamente diverse. Un farmacista che lavora in farmacia privata anche dopo trent'anni di servizio ha la possibilità di conservare il posto di lavoro per soli sei mesi, se ha un contratto Assofarm bastano tre anni di anzianità per avere diritto a conservare il posto di lavoro per 16 mesi o per 24 mesi se si è impiegati da più di tre anni. ( Art.38). Scaduti i termini, il Ccnl delle farmacie private consente ulteriori 120 giorni di aspettativa non retribuita mentre il Ccnl Assofarm prevede che l'azienda su richiesta del lavoratore ancora ammalato possa soprassedere al licenziamento per un ulteriore periodo di tempo, durante il quale nulla è dovuto al lavoratore, ma tale periodo in caso di rientro sarà considerato utile ai fini dell'anzianità di servizio. Anche da un punto di vista economico ci sono delle differenze visto che i collaboratori con contratto Assofarm percepiranno per i primi 8 mesi il 100% della retribuzione e per ulteriori 4 mesi il 50% a differenza dei colleghi delle farmacie private che percepiranno lo stipendio intero per soli sei mesi. Io ritengo che i limiti contrattuali che ho evidenziato non solo ci tolgono dignità professionale, ma influiscono pesantemente anche sullo stato della malattia. I colleghi che ci hanno contattato versano in un comprensibile stato di prostrazione non solo per la patologia ma anche perché non potendo prevedere gli sviluppi e il tempo che servirà loro per tornare ad una vita normale, temono il licenziamento e di conseguenza la mancanza di risorse economiche in questi casi indispensabili.

In base a tutte queste considerazioni, vorrei lanciare un appello a tutte le componenti del nostro settore, affinché prendano posizione su questo argomento, ma innanzitutto al Presidente di Federfarma Annarosa Racca e ai sindacati Confederali Cgil Cisl e Uil chiedendo loro di mettere da parte qualsiasi legittimo interesse di parte e valutare esclusivamente l'aspetto umanitario e solidaristico affinché si provveda in tempi rapidi a cambiare gli articoli in questione del nostro Ccnl con altri, che diano dignità ai farmacisti dipendenti di farmacia privata ampliandone le tutele in modo tale da non aggiungere al dolore e alle difficoltà della malattia anche la problematica della possibile perdita del posto di lavoro.

Francesco Imperadrice
Presidente Sinasfa


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