Sanità

set62013

Liberalizzazione fascia C, Avvocato generale: norma italiana compatibile con diritto Ue

martelletto

La normativa italiana che riserva alle farmacie la vendita esclusiva dei farmaci di fascia C è compatibile col diritto dell'Unione europea. O meglio, come ha precisato l’avvocato generale Nils Wahl, ieri mattina dinnanzi alla Corte europea di giustizia, nella presentazione delle sue conclusioni, la norma costituisce una restrizione alla libertà di avviare attività autonome e imprese in un Pase membro («libertà di stabilimento» definita nell’art. 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, Tfue), ma «è giustificata da motivi imperativi di interesse generale». Wahl ha ricordato che più volte la Corte ha sancito che tali restrizioni possono essere giustificate, «a condizione che esse siano atte a garantire la realizzazione dell’obiettivo perseguito e non vadano oltre quanto necessario al raggiungimento di tale obiettivo». Obiettivi plurimi, ha sottolineato l’avvocato, come «tutelare la salute pubblica, evitando un consumo eccessivo di medicinali, e salvaguardare l’erario evitando lo spreco delle limitate risorse finanziarie che possono essere messe a disposizione dei servizi sanitari» che però, secondo Wahl la stessa normativa italiana non pone sufficientemente in evidenza e «la loro rilevanza nella causa pendente dinanzi al giudice del rinvio sembra piuttosto dubbiosa». In definitiva, la Giustizia europea è chiamata a decidere in base al principio libero mercato europeo e su questo aspetto Wahl ha concluso la sua presentazione sostenendo che l’art. 49 Tfue va interpretato «nel senso che non osta ad una normativa nazionale, come quella in discussione nel procedimento principale, che riserva alle farmacie la vendita di medicinali soggetti a ricetta medica, ma posti a carico dell’acquirente». La decisione della Corte arriverà alla fine del 2013, e secondo esperti in diritto non è scontato, anche se possibile, che si allinei con tali conclusioni. D’altro canto non è l’unica sentenza attesa, poiché anche la Corte Costituzionale italiana dovrà pronunciarsi, su rinvio di due Tar, sulle norme contenute nel cosiddetto Decreto Bersani sulle liberalizzazioni, in base, questa volta, al principio di uguaglianza tra farmacisti che operano in tipologie di esercizi diverse.

Simona Zazzetta


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