Sanità

ott62015

Liberalizzazione fascia C, Federfarma: argomentazioni senza fondamento

Liberalizzazione fascia C, Federfarma: argomentazioni senza fondamento
Chi insiste per portare la ricetta medica fuori dalla farmacia affermando che ciò produrrebbe grandi risparmi per i cittadini e un aumento dei posti di lavoro, «sbandiera argomentazioni strumentali e prive di fondamento» e «stime sballate». È quanto risponde Federfarma in un botta e risposta con il Movimento nazianale dei liberi farmacisti, tra numeri e smentite. In prima battuta il sindacato dei titolari aveva voluto smentire le stime diffuse dalla Parafarmacie, che parlavano della creazione di 5.000-5.500 nuovi posti di lavoro in conseguenza alla vendita dei farmaci con ricetta fuori dalla farmacia, sottolineando il danno che ne sarebbe derivato per le farmacie esistenti e quindi alla perdita di posti di lavoro. Inoltre, citando i dati Aifa, aveva anche sottolineato come la stessa misura adottata per farmaci Otc, non aveva portato risparmi per i cittadini. Il Mnlf, dal canto suo, ha subito ribadito che i dati sui vantaggi della liberalizzazione dei farmaci di fascia C arrivano da «studi accurati», e contestualmente ha chiesto a Federfarma di rendere pubblici i propri studi sul reale numero di farmacie «sull'orlo del fallimento» (poco più di 350 secondo Mnlf) e «sul numero effettivo di farmacie che aprirebbero alla fine dell'iter concorsuale» (poco meno di 1.000 secondo Mnlf).
La risposta di Federfarma è arrivata puntuale riportando un principio più volte ribadito: «Quando la domanda del mercato è anelastica (cioè non cresce al calare dei prezzi, come nel caso dei farmaci che si acquistano se si sta male, non se sono più convenienti) il gioco di compensare i ribassi alzando i volumi si fa difficile, soprattutto in presenza di farmaci sottoposti a obbligo di ricetta medica». E a sostegno delle proprie tesi porta i numeri: «Chi invoca la deregulation dei farmaci con ricetta, sostiene che la liberalizzazione consentirebbe economie importanti, 500 milioni secondo alcune fonti o 600 secondo il Mnlf (che cita Altroconsumo). Cifre di non poco conto, perché nel 2014 la spesa degli italiani per i farmaci di fascia C con ricetta ha toccato i 2,9 miliardi di euro (Fonte Aifa). Una cosa però sono le previsioni e un'altra la realtà che poi si concretizza, e i liberi farmacisti di stime sballate se ne intendono». E ripercorre gli effetti dal 2006 delle "lenzuolate" di Bersani: «I fautori della deregulation sostennero che avrebbe determinato ribassi medi dei prezzi del 20-25%. Nel 2006 la spesa degli italiani per i farmaci senza obbligo di ricetta (Sop e Otc) ammontò a 2 miliardi di euro, nell'anno successivo le famiglie avrebbero dovuto risparmiare almeno 400 milioni». Ma i dati Aifa dimostrano altro, scrive il sindacato: «Nel 2008 gli italiani consumarono esattamente lo stesso numero di confezioni registrato nel 2006 spendendo sostanzialmente la stessa cifra. Le previsioni dei liberalizzatori non si sono concretizzate neanche negli anni a seguire: nel 2011 sono state consumate 11 milioni di confezioni in meno rispetto al 2006, ma la spesa degli italiani anziché scendere è salita, fino a superare i 2,1 miliardi».
Con lo stesso tenore il sindacato risponde sul fronte occupazione: «Le stesse ottimistiche previsioni (5.000 nuovi posti di lavoro, 3.000/3.500 nuove aziende) vennero messe in giro 10 anni. Ma se, a detta del Mnlf, la sola liberalizzazione dei farmaci Otc non è bastata a dare di che vivere a questi negozi, ci si chiede come potrebbe l'ulteriore liberalizzazione dei farmaci con ricetta sostenere l'apertura di altri 3.500 punti vendita, ognuno dei quali dovrebbe poi dare lavoro a più di un farmacista. La vera occupazione qualificata verrà dall'imminente apertura delle 2500 farmacie messe a concorso dal Governo Monti, che daranno occupazione ad almeno 7.500 nuovi addetti. A queste si aggiungeranno altre 500 farmacie che, sempre in base al decreto Monti, le Regioni potranno aprire nei centri commerciali, nelle stazioni, negli aeroporti, dando lavoro ad altri 1.500 addetti. Tra l'altro va ricordato che i farmacisti delle parafarmacie hanno avuto un punteggio di favore, maggiorato nel 30%, nei concorsi per l'assegnazione delle nuove farmacie con l'obiettivo di dare una risposta alle difficoltà economiche e occupazionali denunciate dalle parafarmacie, tanto che dal concorso medesimo sono stati esclusi i titolari di farmacia, con l'eccezione di quelli rurali sussidiati».

Simona Zazzetta
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