Sanità

nov122014

Liberalizzazioni, Adenot (Ordine dei farmacisti francesi): farmaco non è bene di consumo ordinario

Liberalizzazioni, Adenot (Ordine dei farmacisti francesi): farmaco non è bene di consumo ordinario
Dai "colloqui farmaceutici" per accompagnare i pazienti sotto trattamento anti vitamina K, ai "test rapidi di orientamento diagnostico", fino alla possibilità di somministrare vaccini. L'esercizio professionale della farmacia in Francia sta cambiando profondamente. Isabelle Adenot, presidente dell'Ordine dei farmacisti francese spiega a Farmacista 33 come la professione sia sottoposta a un processo di revisione di tutti i pilastri su cui si fonda. Con una minaccia incombente che anche i farmacisti italiani conoscono bene: liberalizzazione.

Come vede, madame Adenot, l'avvenire della farmacia in Francia?
La farmacia francese è in pieno mutamento. Da una parte i farmacisti propongono nuovi servizi, dall'altra la loro modalità di remunerazione cambierà nel gennaio 2015, quando prevederà una parte di onorario al posto di una remunerazione basata esclusivamente su una percentuale sul prezzo del farmaco. Il modello economico così come l'esercizio professionale delle farmacie francesi sono quindi destinati a cambiare totalmente. Al momento i farmacisti francesi realizzano dei "colloqui farmaceutici" (remunerati) per "accompagnare" i pazienti sotto trattamento anti vitamina-K e fra poco faranno lo stesso con i pazienti asmatici. Allo stesso modo possono eseguire "Test rapidi di orientamento diagnostico" (influenza, angina, diabete...). Il dossier farmaceutico dei pazienti si sviluppa, oltre che nelle farmacie, nell'ambito delle farmacie ospedaliere, rinforzando così il legame territorio-ospedale. Infine il ministro della sanità auspica di affidare ai farmacisti la responsabilità di somministrare alcuni vaccini, nel quadro del progetto di legge quadro sulla sanità appena presentato. Un insieme di elementi che confermano i farmacisti nel loro ruolo di professionisti della sanità.

In Francia si parla spesso di liberalizzazioni, la cosa vi preoccupa? Che rischi ci sono in prospettiva?
La professione è sottoposta, dall'estate scorsa, a un processo di revisione di tutti i pilastri su cui si fonda: il monopolio della dispensazione non soggetti a prescrizione, la riserva di titolarità ai farmacisti, così come le regole relative alla ripartizione degli esercizi sul territorio. Alla fine la nostra voce è stata ascoltata: i ministri interessati hanno annunciato che tutti i farmaci continueranno a essere dispensati in farmacia e che le norme sulla "pianta organica" saranno ritoccate ma non soppresse. Un rapporto parlamentare del 3 novembre scorso propone al governo di aprire il capitale delle farmacie ad altre professioni sanitarie a patto che non vi siano incompatibilità. Da parte nostra abbiamo proposto che i farmacisti dipendenti (collaboratori) possano entrare nel capitale della farmacia dove esercitano pur restando dei salariati. Ci rallegriamo in ogni caso che la parte relativa alle farmacie della riforma delle professioni regolamentate oggi in discussione sia stata finalmente affidata al ministro della sanità, poiché i farmacisti sono prima di tutto professionisti della sanità. Ora siamo in attesa del progetto di legge.

Formazione: dal 2004 in Francia le facoltà di farmacia prevedono il numero chiuso. Ci sono stati effetti positivi sull'accesso alla professione?
I poteri pubblici hanno inizialmente stabilito questo sistema del numero chiuso per tener conto della capacità di formazione delle università e per rispondere ai bisogni della popolazione. Il numero chiuso prevede 3.090 farmacisti laureati all'anno ma questo calcolo annuale è indipendente dalla libertà di circolazione delle persone in Europa. In altre parole un farmacista che si sia laureato in un altro Paese può tranquillamente operare in Francia e viceversa; non solo, ma gli studenti che falliscano il concorso previsto alla fine del primo anno, che in Francia è molto selettivo, possono andare a studiare in altri Paesi dell'Unione. Il numero di farmacisti iscritti all'Ordine risponde ai bisogni della popolazione: oggi sono complessivamente 75.000, impiegati nell'industria, la farmacia, la distribuzione, gli ospedali, l'ambito biologico.

I sistemi farmacia francese e italiano sono simili: avranno la forza di resistere alle persistenti spinte alla liberalizzazione dei settori produttivi?
Il nostro comune modello di farmacia territoriale è caratterizzato da una normativa che privilegia la protezione del paziente, perché il farmaco non è un bene di consumo ordinario. La legge della domanda e dell'offerta non è idonea a regolare il nostro mercato: le regole vigenti sono commisurate agli obiettivi di sanità pubblica perseguiti, sono state stabilite per garantire la sicurezza del farmaco, una distribuzione omogenea delle farmacie sul territorio e dunque un uguale accesso alle cure, oltre che per garantire ai pazienti un consiglio neutro (disinteressato), come riconosciuto dalla Corte di giustizia europea. Garanzie di qualità e di sicurezza alle quali i cittadini francesi, come quelli italiani, sono molto legati. Per queste ragioni tali regole resistono alla deregulation del settore farmaceutico.

Un messaggio finale ai farmacisti italiani
Come quelli francesi, i farmacisti italiani svolgono un formidabile lavoro quotidiano, molto apprezzato dai cittadini. Questo legame di carattere socio-sanitario va sempre sviluppato in funzione dell'evoluzione dei bisogni della popolazione. Occorre dunque che la professione vada avanti in questo modo, accogliendo nel suo seno le giovani generazioni e restando una categoria di professionisti della sanità, forti delle loro competenze e vicini ai cittadini. Il mondo cambia, bisogna adattarsi ma senza mettere in soffitta la deontologia, che è alla base della fiducia della popolazione nei confronti dei farmacisti. Un caro saluto ai colleghi italiani: conservate i vostri valori, fateli vivere e continuate a modernizzare la farmacia.

Marco Malagutti (con la collaborazione di Giuseppe Tandoi)

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