Sanità

set42019

Liberalizzazioni distribuzione farmaco, Fofi: No a nuova stagione e a derive mercatistiche

Liberalizzazioni distribuzione farmaco, Fofi: No a nuova stagione e a derive mercatistiche

Le liberalizzazioni hanno favorivo l'ingresso dei potentati economici farne altre significa consegnare la distribuzione del farmaco a pochi soggetti estranei alla professione e al Servizio Sanitario Nazionale

Le liberalizzazioni nella distribuzione del farmaco introdotte con la Legge 248/2006 non sono state la risposta efficace alle aspirazioni dei professionisti ma hanno favorivo l'ingresso dei potentati economici, pensare di farne altre significa "consegnare la distribuzione del farmaco a pochi soggetti estranei" alla professione, alla mission del Servizio Sanitario Nazionale e alla tutela della salute. Questo il messaggio lanciato dalla Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani al premier Giuseppe Conte in vista della formazione del nuovo Governo in una nota, pubblicata dall'house organ, in cui viene ricordato che "dal 2006 a oggi, il Consiglio nazionale della Federazione ha sostenuto con coerenza che le liberalizzazioni della Legge 248/2006 in ambito di distribuzione del farmaco non avrebbero risposto in modo efficace alle aspirazioni dei professionisti, ma avrebbero soltanto favorito l'ingresso dei potentati economici in un settore, quello della salute, che nulla aveva e ha a che vedere con le logiche commerciali". La Fofi sottolinea come il tempo abbia "confermato la correttezza di questo giudizio".

Distribuzione farmaco segua principi di universalismo

E avverte che oggi, con una legge sulla concorrenza che consente alle società di capitali di essere proprietarie di farmacia, "con ben scarsi limiti alla concentrazione, proporre una nuova stagione di liberalizzazioni significa consegnare la distribuzione del farmaco a pochi soggetti estranei non soltanto alla nostra professione ma anche alla stessa mission del Servizio Sanitario Nazionale e della tutela della salute. Parlare oggi di liberalizzazioni in questo settore, dunque, significa riproporre una ricetta vecchia in uno scenario completamente mutato, nel quale operano soggetti differenti per natura e peso economico. La Federazione ribadisce che il farmaco non è un bene di consumo ma un bene esistenziale che come tale va trattato, affidandolo a un servizio farmaceutico capace di assicurare a tutti i cittadini l'accesso ai medicinali e all'assistenza di cui hanno bisogno, secondo i principi di universalismo, solidarietà ed equità, preservandolo dai rischi delle derive mercatistiche sostenute dall'obiettivo del maggior profitto", conclude la Federazione.

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