Sanità

feb252015

Liberalizzazioni, Sinasfa: farmacia rimanga punto di riferimento per cittadino

Liberalizzazioni, Sinasfa: farmacia rimanga punto di riferimento per cittadino
Quello che ci auguriamo è che l'assistenza farmaceutica rimanga di qualità e capillare, e che la farmacia continui a essere un punto di riferimento per il cittadino, sempre più solo e in difficoltà in un momento di crisi dell'intero sistema sanitario. Per il resto non bisogna demonizzare a priori un modello che va dettagliato e calato nel territorio e nemmeno far finta di non vedere che molti problemi ci sono già adesso. È questa il commento di Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale farmacisti non titolari (Sinasfa), sul Ddl liberalizzazioni uscito dal Cdm di venerdì. «Quello che emerge è un modello di distribuzione del farmaco che è presente in altri paesi, come quelli anglosassoni, e che mostra vantaggi e svantaggi. L'obiettivo che bisogna avere sempre davanti è la tutela della salute del paziente, la salvaguardia dell'assistenza farmaceutica e della capillarità del servizio, l'importante rapporto di fiducia farmacista e assistito e la farmacia come punto di riferimento per il cittadino, tanto più importante in un momento in cui il servizio sanitario nazionale sta cambiando forma, ed è sempre più in difficoltà. Molto dipenderà dalla concezione alla base di un eventuale ingresso del capitale e di catene di farmacie. Certamente, potendo scegliere, per quanto mi riguarda, l'ottimale in tema di salute è un modello in cui il rapporto farmacia-farmacista sia uno a uno. Ma è chiaro che occorre confrontarsi con i modelli che ci sono e chi dice che necessariamente si andrà verso uno svilimento professionale del farmacista, una svolta commerciale, e non ci potrà invece essere la valorizzazione di un farmacista professionale o l'avvio progetti di pharmaceutical care e di servizi per il cittadino? Credo che molto dipenda dalla lungimiranza degli attori coinvolti e da come si realizzeranno le cose» e comunque «un elemento importante è il fatto che il quorum e i principi della pianta organica restino, perché questi fanno sì che le catene non creino ex novo farmacie, ma ci sia un passaggio di proprietà, e che i presidi delocalizzati eventualmente acquisiti non possano essere spostati nei centri cittadini». Detto questo, «non possiamo però non considerare che il servizio farmaceutico sta subendo mutamenti, non sempre positivi, già ormai da dieci anni. E inoltre che tanti problemi già ci sono anche con questo sistema. Nel dibattito sul Cdm ho sentito dire che i collaboratori in questo modo non potranno accedere alle farmacie. Ma se guardo la realtà dei fatti già adesso è così, con concorsi ordinari che non vengono fatti nei tempi previsti dalla legge, con lungaggini e difficoltà burocratiche insormontabili e un concorso straordinario che sta andando a rilento». E sulle modalità di lavoro «il contratto dei collaboratori è fermo, con tutto quello che ne consegue, e, con i decreti attuativi del Jobs act, il sistema viene forzato verso un modello con minori tutele e a più bassa retribuzione. E per di più non possiamo far finta di non vedere che anche allo stato attuale chi è assunto vive grandi difficoltà, una situazione di instabilità legata alla crisi dei fatturati delle farmacie, e nessuna previsione di crescita e di carriera, che non è prevista dal nostro contratto. Anche qui mi chiedo: chi ci dice che effettivamente le condizioni sono destinate a peggiorare? Insomma certamente ci sono modelli che si possono auspicare più di altri, ma è anche vero che molto fa la gestione dei cambiamenti».

Francesca Giani

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