Sanità

ott82013

Liguria: disoccupazione al 10%. Colpiti farmacisti con più anzianità

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Una disoccupazione che nel giro di tre anni è passata da valori quasi nulli al 10% e che colpisce più spesso farmacisti con dieci, quindici anni di esperienza. Il grido d’allarme arriva dalla Liguria e riguarda un po’ tutte le province della regione, «con dati forse un pochino più positivi nei mesi estivi» racconta Giuseppe Zorgno, presidente dell’Ordine di Savona e delegato regionale. Una situazione, questa, legata alla riduzione della redditività: «Tra distribuzione diretta e avvento degli equivalenti, le farmacie hanno per le mani medicinali sempre meno costosi, che per lo più vanno dall’euro ai dieci euro. Con una mole di lavoro che invece è rimasta invariata, se non aumentata a causa di una sempre maggiore burocrazia. E in questo contesto si inseriscono crisi del servizio sanitario e delle famiglie. Laddove c’è una riduzione dei fatturati occorre tagliare sui costi fissi e spesso sono gli stessi commercialisti a dare l’indicazione». Risultato: «Riduzione d’orario o licenziamenti sono sempre più frequenti» aggiunge Felice Ribaldone, presidente dell’Ordine di Genova e membro della commissione Ecm, «soprattutto tra i professionisti nella fascia d’età media, che poi non vengono riassorbiti. Mentre le assunzioni sono soprattutto tra i giovani: molte meno di qualche anno fa e spesso sostituzioni, che non creano nuovi posti di lavoro». «In questa situazione» continua Zorgno «a rimetterci è anche il servizio: Cup, misurazione della pressione, sono tutte iniziative in difficoltà». La farmacia dei servizi non è d’aiuto? «Può tradursi in un danno per i piccoli presidi che non hanno spazi. Solo i servizi domiciliari di presa in carico del paziente possono essere un’opportunità per tutti». E la liberalizzazione degli orari? «L’unico effetto che ha creato è di innescare una guerra tra i poveri, per portare via il cliente del vicino. Con un peggioramento del servizio: a Savona per esempio le zone periferiche hanno abbandonato i turni, mentre le farmacie sempre aperte sono le stesse del centro». «Idem per le parafarmacie e i corner della Gdo» aggiunge Ribaldone «Se all’inizio per qualcuno sono state un’opportunità, di fatto non hanno rappresentato lo sbocco che si pensava e anzi hanno creato situazioni di sottoccupazione, con redditi bassi. E anche le comunali, che in passato hanno creato occupazione, ora sono in profonda crisi: a Genova per esempio ne sono state vendute tre e le altre seguiranno». Insomma, un futuro grigio? «Con il nuovo meccanismo della remunerazione» conclude Zorgno «c’è la possibilità di bloccare l’emorragia. Ma un’opportunità può venire sicuramente dal futuro dei farmaci innovativi, che devono tornare in farmacia».

Francesca Giani


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