NUTRIZIONE

set222017

L'Italia sta cambiando, anche nel rapporto col cibo

Insieme ad “ambiente”, “casa” e “robot”, “cibo” sarà la parola del futuro degli italiani. È quanto emerge dall’annuale Rapporto Coop sulle tendenze e i consumi del Paese

L’Italia sta cambiando, anche nel rapporto col cibo
Presentata lo scorso 7 settembre, l'edizione 2017dell'annuale Rapporto Coop, registrala lenta ripresa di molti settori dell'economia, trainati dall'esportazione. Il quadro sociale del paese però è ancora cupo. Un italiano su 4 è a rischio di povertà o esclusione sociale, ma farebbe ben sperare la ripresa del Pil nel 2017 (+1,5%), che dovrebbe proseguire nel 2018. I redditi e la ricchezza però si polarizzano: "si ampliano i divari tradizionali (nord vs sud, ricchi vs poveri) e si accentuano soprattutto i gap generazionali e quelli socioculturali". I consumi tuttavia continuano il loro trend positivo, ma diminuisce il tasso di risparmio e si registra un nuovo incremento dei prestiti.

Il rapporto incrocia i dati economici con un'analisi del tessuto sociale. La ricerca redatta da Ancc-Coop (Associazione nazionale cooperative di consumatori) con la collaborazione di Ref. Ricerche, Nielsen, Gfk, Demos, Doxa, Nomisma e Ufficio studi Mediobanca dipinge una società che sta cambiando: dal concetto di famiglia, alle nuove identità culturali; dai nuovi lavori fino al controverso rapporto coi social network "un tassello fondamentale del vissuto quotidiano degli italiani". Chi ha con un buon potere di spesa, preferisce investire in crescita personale: cibo sano, viaggi e istruzione. La ricerca del benessere passa, per tutti, anche attraverso una pratica sportiva più frequente. Si diffondono le religioni minori come il buddhismo e le altre filosofie orientali: Yoga, meditazione, veganesimo, benessere interiore "sono nuovi punti di riferimento che guidano comportamenti e acquisti".

In tutto questo scenario l'alimentazione rimane un capitolo importante. L'incidenza sul totale della spesa è al sud più elevata che al centro ed al Nord, ma dipende comunque fortemente dalla condizione economica del nucleo familiare. Dal Rapporto emerge l'importanza del cibo, ma il comportamento verso ciò che dovrebbe essere una fonte di sostentamento, piacere, benessere e convivialità, si caratterizza per una certa fluidità, più tipica del mondo della moda. Mangiare è sentita anche come un'esperienza estetica da condividere (130 milioni i risultati indicizzati su Instagram alla parola #foodporn), una rappresentazione della propria identità individuale (vegan e non solo) e un oggetto di sperimentazione.

Il 46% degli italiani crede nell'uguaglianza cibo-terapia. Un italiano su 3 infatti, ricorre ai consigli dietetici del proprio medico (o del naturopata), mentre l'assunzione dei cosiddetti superfood, per un intervistato su tre può sostituire le medicine tradizionali. I "cibi terapeutici" valgono oramai il 10% dei consumi alimentari e crescono il doppio della media (+5% l'ultimo anno, i superfood l'8%). Come si diceva la fluidità degli interessi sta facendo uscire a poco a poco dal carrello aglio nero (-37%), kamut (-24%) e soia (-3%) a favore di polvere di maca - il 100% ritiene che abbia proprietà salutistiche - i semi di chia (75%), le bacche di acaj (69%) e di goji (68%).

Per quanto riguarda invece i prodotti tradizionali, la tendenza è verso scelte sentite come più salutari: così calano le vendite di latte uht (-4,6%) in favore di quello a alta digeribilità (+174,4%) o le uova di galline allevate in batteria (-8,2%) a favore di quelle allevate a terra (+15%). Negli ultimi anni si mangia sempre meno in termini di quantità, dice il Rapporto; si è ridotto il consumo di grassi e carboidrati. Frutta e verdura diventano centrali nella dieta, mentre soffrono i piatti della tradizione come pasta e pane. Continuano a crescere gli integrali, i senza glutine, i senza lattosio, mentre il consumo di carni bianche e rosse segna per la prima volta dal dopo-guerra uno storico pareggio. Siamo arrivati a mangiare la stessa quantità delle une e delle altre: 19 chilogrammi pro-capite annui (circa 50g al giorno).


Francesca De Vecchi

Esperta in scienze e tecnologie alimentari
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