Sanità

giu42019

Livelli occupazionali, con basso turn over e sofferenza farmacie cresce eccesso laureati

Livelli occupazionali, con basso turn over e sofferenza farmacie cresce eccesso laureati
A fronte di un numero di laureati in Farmacia e Ctf di circa dieci volte la previsione del fabbisogno di farmacisti sul territorio annuo e di una domanda che, causa anche la situazione economica delle farmacie stagnante e una spesa farmaceutica territoriale in calo, rimane pressoché stabile, le stime vedono «nell'arco di un ventennio circa 50.000 farmacisti disoccupati che andranno ad aggiungersi agli attuali». E se alcuni dati mostrano come gli occupati si concentrano prevalentemente nelle classi tra il 1976 e il 1985, il turn over sembra non rappresentare, in questo quadro, un elemento di riequilibrio del sistema. Il quadro emerge da alcune rielaborazioni sui numeri del Tavolo, in seno al Ministero della Salute, che si sta occupando di determinare il fabbisogno dei diversi professionisti sanitari sul territorio e sono contenuti nella Relazione al Consiglio nazionale Fofi: «Le stime di quest'anno riportano un numero di farmacisti attivi pari a 68.648 ma con un numero di attivabili, cioè coloro che non lavorano ma potrebbero farlo, pari a 7.703». Ogni anno, «anche se le fonti non concordano, si stima che siano circa 5000» i farmacisti che escono dalle facoltà di Farmacia e Ctf, «e oltre 4000 quelli che si iscrivono all'Ordine». Un dato che è pari a «dieci volte il fabbisogno programmato per il 2018-2019», di 448 farmacisti.
Quanto al nuovo dato, «le Regioni e le Province autonome hanno stimato un fabbisogno per l'anno 2019-2020 pari a 1281 farmacisti» mentre, spiega Maximin Liebl, presidente dell'Ordine dei farmacisti di Bolzano, membro del Pgeu, nonché rappresentante della Federazione al tavolo per la determinazione dei fabbisogni «la stima proposta da parte della Fofi è stata pari a zero come anche per lo scorso anno, quando il Ministero aveva poi indicato in 448 la previsione finale».
Al di là di quella che sarà la stima finale e ufficiale del Ministero, i dati «sono preoccupanti» continua Liebl: «il problema è soprattutto per il futuro. Ogni anno devono trovare lavoro sempre più farmacisti mentre la domanda resta pressoché stabile».
D'altra parte, «le farmacie stanno subendo, come altri comparti, gli effetti della stagnazione economica, e per di più sul settore si registra anche una spesa farmaceutica convenzionata che è in calo e certo non aiuta la crescita delle farmacie». Come se non bastasse «nelle aree dove la distribuzione diretta è alta, la situazione sembra avere prospettive ancora meno rosee».
A questo si aggiunge poi il fatto che, come sottolineato nella Relazione, «gli occupati, si concentrano nelle classi tra il 1976 e il 1985, restituendo il ritratto di una professione relativamente giovane nella quale eÌ arduo prevedere un forte turn-over per i prossimi anni».
Se poi continua Liebl «la farmacia dei servizi possa rappresentare una valvola di sfogo è ancora presto per dirlo, ma va detto che per risolvere questa situazione nuovi eventuali sbocchi occupazionali devono essere in grado di compensare esuberi alti e in costante aumento».
La situazione di crisi occupazionale «è evidente anche per il Ministero. Tra le proposte della Fofi c'è quella avanzata in più occasioni di un numero chiuso a livello nazionale, in cui la programmazione degli accessi sia ancorata al fabbisogno reale di farmacisti, ma sul tema è in corso un dibattito, avviato per altro anche in Parlamento, che è politico prima che tecnico-operativo».

Francesca Giani

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