Sanità

feb72015

Lorenzin difende fascia C in farmacia: non è corporativismo ma tutela dei pazienti

Lorenzin difende fascia C in farmacia: non è corporativismo ma tutela dei pazienti

«Abbiamo più farmacie che caserme di carabinieri e sono un'importante struttura sanitaria». Lo ha sottolineato Beatrice Lorenzin (foto) commentando le notizie relative al Ddl concorrenza e allo scontro, «che non c'è» sottolinea il ministro della Salute, tra lei e il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi. Lo scontro non ci sarà, ma di sicuro in queste ore fervono incontri e riunioni interministeriali per esaminare le situazioni più delicate in vista del Cdm del 20 febbraio, che dovrebbe essere decisivo per eventuali interventi pro liberalizzazioni preannunciati dalla Guidi. E il provvedimento che, su tutti, il ministro Lorenzin non riesce a digerire, è quello riguardante la liberalizzazione dei farmaci di fascia C con la possibilità di venderli con ricetta anche nei supermercati. Un provvedimento al quale il ministro della Salute si oppone «per motivi sanitari». In discussione, spiega «la sicurezza del paziente» e il rischio di «abuso dei farmaci» che potrebbe essere indotto dall'acquisto nei supermercati. Ma le preoccupazioni di Lorenzin non finiscono qui. «Una misura di questo tipo» spiega «provocherebbe la chiusura di molte piccole farmacie italiane». E a chi allude a una difesa della casta, Lorenzin risponde «non è un tema corporativo ma riguarda una visione sistemica delle infrastrutture salute e io non lo affronto in termini protezionistici o conservativi ma con una visione più ampia». Nessuna decisione è stata presa, però, e il ministro della Salute si dice fiduciosa per l'accordo finale, visto che «il ministro Guidi si è riservata di ragionare in modo complessivo all'interno del Governo e di approfondire il tema». Nella discussione interministeriale, peraltro, nessun accenno a un'altra ipotesi sul tappeto nel pacchetto di "lenzuolate" versione Guidi, anticipate da Farmacista33 lo scorso 13 dicembre: la possibilità di trasformare "l'attuale numero massimo di farmacie in numero minimo". La norma prevede che alla legge 475 del 2 aprile del 1968 dopo le parole "una farmacia" sia inserita la parola "almeno". Il nuovo testo, perciò, recita "il numero delle autorizzazioni è stabilito in modo che vi sia una farmacia almeno ogni 3.300 abitanti". In più c'è il capitolo licenze con l'intenzione di cancellare il limite di quattro che ogni titolare può avere nella stessa provincia dove ha sede la società. Un altro intervento finalizzato a diminuire i limiti per l'apertura di nuove farmacie. Verrebbe così cancellato il comma 4bis dell'articolo 7 della legge 362 del 8 novembre 1991: "Ciascuna delle società" titolare dell'esercizio della farmacia "può essere titolare dell'esercizio di non più di quattro farmacie ubicate nella provincia dove ha sede legale". E se alla fine sull'altare delle liberalizzazioni fosse il numero delle farmacie a essere sacrificato a vantaggio dei farmaci di fascia C?

Marco Malagutti



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