Sanità

ott72016

Lorenzin: farmacia presidio per Ssn ma deve evolvere con rapidità

Lorenzin: farmacia presidio per Ssn ma deve evolvere con rapidità
«In questo momento di grandissima trasformazione dei processi, di avanzamento della ricerca e soprattutto di cambiamento dei valori, dobbiamo mantenere qualcosa che sia tradizionale e che ci ancori al nostro modo di fare medicina: questo qualcosa è la farmacia». Così il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nel suo discorso di apertura alla presentazione del libro "Un nuovo Patto di categoria", scritto dal presidente di Federfarma Roma, Vittorio Contarina ed edito da Edra. Per il ministro, il dato forte che va registrato quando si parla di 'farmacia' è che diversamente da quanto accade per altri servizi che spesso sono ormai superati, la farmacia pur mutando nel tempo, mantiene la sua funzione «che è quella di essere vicina al cittadino ad ogni ora del giorno e della notte e in ogni luogo del Paese. Ed è per questo che abbiamo dato spazio alla farmacia dei servizi come parte infrastrutturale del Ssn, ma per completare questo processo bisogna continuare quello del cambiamento». Bisogna decidere, però, secondo Lorenzin se puntualmente si preferisce mettere in discussione la funzione della farmacia o le si vuole riconoscere una volta per tutte la sua importanza. «Io credo che ci sia una volontà maggioritaria di mantenere questo servizio adeguandolo alle trasformazioni dei modelli organizzativi». Per il ministro, una maggiore consapevolezza del ruolo della categoria sta già avvenendo, nei fatti, in molte parti del territorio nazionale: su tutto il versante delle cure integrate e delle cronicità, per esempio. «Il libro di Vittorio Contarina - aggiunge Lorenzin - è l'occasione per fare il punto sulle farmacie nel nostro Paese, ma è anche un'occasione per dire che questo punto va rilanciato in una visione di innovazione continua del sistema sanitario». Fondamentale per il ministro è anche considerare l'onestà intellettuale, la competenza e la capacità di stringere un'alleanza con cittadini, operatori sanitari e sistema industriale. «Bisogna essere tutti parte di un unico processo. È una sfida straordinaria e realizzabile se solo pensiamo ai progressi ottenuti nelle cure dell'Epatite C che, all'inizio del mio dicastero, non erano nemmeno immaginabili», spiega. Una visione politico sanitaria che non è una visione di ragioneria sanitaria, tantomeno regionalistica, «ma una visione d'insieme». Ed è proprio il regionalismo a preoccupare, non poco, il ministro. «Nelle cose più semplici, come l'accesso al farmaco, si percepiscono le differenze tra una parte e l'altra del Paese che causano una disomogeneità inaccettabile delle cure. Ma questo porta con sé il concetto di aderenza alla terapia e di appropriatezza delle cure, che spero - conclude - verranno risolti anche con il nuovo quadro costituzionale che ci permetterà di ridare maggiore capacità di controllo e monitoraggio al ministero della Salute e al Parlamento, pur rimanendo la piena autonomia delle regioni».

Rossella Gemma
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