Sanità

dic22014

Losio, Cef: «Per i titolari strategico controllare parte della distribuzione intermedia»

Losio, Cef: «Per i titolari strategico controllare parte della distribuzione intermedia»

«Per i titolari è strategico controllare parte della distribuzione intermedia, in cooperativa i soci sono tutti uguali e senza queste realtà saremmo in balìa di gruppi che hanno interessi diversi dai nostri». Così Vittorino Losio, presidente di Cef (Cooperativa esercenti farmacia), nel corso dell'evento celebrativo degli 80 anni della Cooperativa tenutosi a Brescia lo scorso weekend alla presenza di tutti i vertici delle associazioni di categoria, da Andrea Mandelli ad Annarosa Racca, da Cesare Guidi ad Antonello Mirone.
«Oggi - prosegue Losio, a ribadire quanto già dichiarato nell'intervista sul numero 19 di Punto Effe -  l'obiettivo di Cef è diventare un punto di riferimento a livello nazionale, per tutte le farmacie. Stiamo fondendoci con altre cooperative, realizziamo economie di scala, abbiamo una forza incredibile, vogliamo sfruttarla? Il mercato lo facciamo noi e nessun altro. I colleghi titolari devono guardare avanti e scegliere da che parte stare, perché soltanto uniti possiamo competere con le Spa e le multinazionali».
Cef è nata nel 1934 nel retro della farmacia Viotti di Brescia, con 12 soci che versarono 100 mila lire a testa. Oggi i soci sono più di 1.200 (compresi i pugliesi di Farpas), il valore patrimoniale della cooperativa è di 72 milioni di euro e il fatturato 2014 di 750 milioni di euro. Non ci si ferma qui, come ha ricordato il presidente onorario della cooperativa, Carlo Zamboni: l'obiettivo è diventare Cef Italia, grande cooperativa nazionale della distribuzione intermedia. Sarà possibile? «Se i farmacisti lo vogliono, Cef Italia avrà la forza di difendere la farmacia italiana: la categoria deve uscire dall'ombra e far valere i propri diritti. I farmacisti sono in grado di realizzare grandi progetti perché sono una parte fondamentale della sanità italiana e si autofinanziano, non pesano sui bilanci pubblici. Mai rassegnarsi, dunque, avanti con determinazione». Standing ovation e anche un po' di commozione in sala. Alla base della nascita di un progetto di cooperativa, infatti, come ha ricordato il commercialista pisano Franco Falorni, ci sono soprattutto valori etici e morali. Lo stare insieme, il costruire qualcosa di grande e utile per tutta la categoria, come stanno facendo i bresciani, va ben oltre la questione della pura scontistica: «Serve un sistema forte, sono necessari investimenti per garantire i servizi e per essere liberi», ha spiegato Falorni. «Ci deve essere, nella farmacia, sostenibilità economica ma anche sociale, ambientale e tesa a migliorare il valore del capitale umano. La farmacia del noi deve trionfare su quella autoreferenziale dell'io. E la cooperativa fa diventare l'io il noi».

Laura Benfenati



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