Sanità

ott172017

Luca Pani: dimissioni da Ema atto dovuto

Luca Pani: dimissioni da Ema atto dovuto
Non ha fatto rumore come il ritorno negli Usa di Ilaria Capua, che abbandonata la Camera oggi dirige un centro di eccellenza in una Università della Florida: ma anche per l'addio di Luca Pani, il neuroscienziato e Dg dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) che ha combattuto e sconfitto Stamina, si potrebbe citare l'articolo di Paolo Mieli che definiva l'Italia un Paese che detesta la Scienza.

Pani, già professore universitario di psichiatria a Miami, da qualche settimana ha dato le dimissioni dal suo ultimo ruolo che sarebbe scaduto nel 2019 in rappresentanza del nostro Paese presso l'Agenzia Europea dei Medicinali (Ema) a Londra, per tornare negli Stati Uniti alla sua famiglia e alla ricerca su tecniche di realtà virtuale per riconoscere in anticipo i sintomi delle demenze e della schizofrenia, nel ruolo di direttore esecutivo della ricerca medica globale in un altro centro di eccellenza, NeuroCog Trials, spin-off della prestigiosa Duke University.

Partiamo dalle dimissioni: lei era membro nominato dal Ministro del Chmp, ma ha lasciato la sua poltrona senza preavviso...
Si è trattato di un atto dovuto: quando ho ricevuto l'offerta di NeuroCog Trials ho informato Ema e Aifa e ho chiesto a Ema se vedessero dei profili di potenziale conflitto di interesse nel mantenimento della collaborazione in essere, e la questione si è rilevata controversa. Il tipo di ricerca che avrei svolto non era direttamente correlato alle aziende farmaceutiche o ad ambiti commerciali, ma piuttosto accademici e tecnico-scientifici, sarei stato molto probabilmente pagato con un grant Nih (dell'Istituto Nazionale per la Salute Americano n.d.R.) perché NeuroCog è finanziata anche dal Governo Usa e quindi i conflitti potenziali sarebbero stati marginali se non nulli, ma Ema non aveva precedenti al riguardo, e ha avviato lo studio del caso per poter dare una valutazione formale che potesse fare da precedente per il futuro. Quando è stato chiaro che la risposta di Ema avrebbe tardato, avrei potuto comunque firmare il contratto con NeuroCog e aspettare il parere per decidere se dimettermi in caso di valutazione negativa: ma questo avrebbe potuto rendere difficile la mia posizione, e sarebbe stato scorretto nei confronti del Ministro e di Aifa, e quindi ho preferito lasciare, prima di firmare qualsiasi impegno nella ricerca.

Quindi Ema ha sbagliato ad accettare le sue dimissioni?
Sono davvero la persona meno adatta per rispondere a questa domanda, su questo sono materialmente in conflitto di interessi. Ci sono dei casi individuali che forse vanno approfonditi, cercando di valutare lo spirito delle regole: chi conosce la rete degli esperti europei in certe discipline regolatorie sa quanta fatica si faccia per costruirne uno, la rigidità nella valutazione rischia di far perdere competenze di valore che, come dimostra quello che succede subito dopo, sono molto richieste.

Nessuna polemica col nostro Paese o con il Ministro?
No, assolutamente: si è trattato anzi di una scelta fatta proprio per permettere di rafforzare la posizione italiana, evitando strumentalizzazioni. Il Ministro sta portando avanti altre battaglie che abbiamo condiviso, come quella sui vaccini, ed è importante che possa avere tutto il supporto necessario da Aifa e dai rappresentanti italiani presso Ema.

Ma perché ve ne andate tutti in America?
Beh, io perché ci vivo da oltre 10 anni eccetto la pausa della Direzione dell'Aifa in cui andavo avanti e indietro appena potevo, ma forse e soprattutto perché oggi purtroppo in Italia mancano i fondi per dare garanzie ai giovani ricercatori, e per trattenere i manager della ricerca: posizioni dirigenziali come quelli delle università o degli spin off americani, con remunerazione e risorse ai livelli Usa, nel nostro Paese non ci sono, e quando certe professionalità diventano disponibili, industrie e università estere sono rapidissime nell'accaparrarsele.

Ma su questo non ha avviato un contenzioso con Aifa?
Il contenzioso non è con Aifa, ma con le regole italiane a causa delle quali per quasi un anno non ho percepito lo stipendio per il lavoro in Ema: il chiarimento delle norme oggetto di discussione richiederà anni, e nel nostro Paese la risoluzione di queste controversie deve purtroppo passare per le aule dei tribunali. Ma sono legato al nuovo management di Aifa, col quale ho condiviso molto del lavoro fatto nell'ultimo anno nell'Agenzia: quella di Mario Melazzini è una direzione forte, che ha dimostrato di saper combattere battaglie a tutela della salute pubblica come molte di quelle in cui mi ero impegnato anche io. Ad Aifa e al Paese serve questo.

Nessun rimpianto?
Non rispetto al ruolo di direttore generale presso Aifa: il mandato di 5 anni mi ha insegnato tanto e ha permesso di sviluppare e concludere attività strategiche, che hanno avuto sempre grande supporto sia dal Ministro Lorenzin in prima persona che da tutte le Direzioni Generali del Ministero che sono state coinvolte. Una tra tutte la sfida, che credo sia ormai diventata una vera e propria battaglia, per portare la sede dell'Ema a Milano, e di cui avevo preparato personalmente il primo dossier in questo senso per il Governo, quindici giorni prima del voto del referendum inglese che avrebbe decretato la Brexit. L'impegno che il Direttore Melazzini e Aifa stanno profondendo in queste convulse fasi finali merita successo. E il nostro Paese merita di ospitare Ema, per le eccellenze pubbliche e private che ha nel settore.


Giorgio Albonetti
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