Sanità

giu242020

Maestri, il farmacista di Codogno: la nomina a Cavaliere riconoscimento a tutti i colleghi

Maestri, il farmacista di Codogno: la nomina a Cavaliere riconoscimento a tutti i colleghi

Giuseppe Maestri è il farmacista di Codogno nominato Cavaliere al Merito della Repubblica dal presidente Mattarella. L'intervista per Punto Effe: "Il telefono squillava in continuazione e la gente formava file in attesa davanti alla farmacia"

«Condivido questo riconoscimento con tutti i colleghi farmacisti», ha detto Giuseppe Maestri quando, all'inizio di giugno, ha saputo di essere stato nominato Cavaliere al Merito della Repubblica dal presidente Mattarella. Il riconoscimento è arrivato insieme a quello di altri 56 professionisti e volontari impegnati nei mesi piò difficili della lotta al Covid-19. La farmacia di cui il Maestri è socio titolare è a Codogno, la cittadina diventata il simbolo di questa pandemia. È stata la sede della prima zona rossa d'Italia e in quelle giornate tutti gli occhi degli italiani sono stati puntati su questo centro della Pianura Padana. La farmacia è sempre rimasta aperta anche quando l'ospedale ha dovuto chiudere e gli ambulatori dei medici di medicina generale erano in gravi difficoltà. Poi il virus è dilagato oltre i confini dei piccoli centri lombardi. Dire che Maestri e i suoi colleghi sono stati in trincea non è una frase retorica. L'epidemia non è ancora finita, ma oggi a Codogno si sta cercando di ritrovare una vita normale, più vicina possibile a quella che si trascorreva prima dell'esplosione del contagio. Punto Effe lo ha intervistato.

Ci racconta, dottore, dei primi giorni?

Certamente nessuno si poteva aspettare la rapida diffusione del Covid-19 da noi. Eravamo tutti impreparati. Codogno è un centro piccolo, ma contrariamente ai nostri timori, le autorità hanno saputo gestire bene questa emergenza. Tutti insieme, autorità, medici, prefettura di Lodi e noi farmacisti, in coordinamento, siamo riusciti a far fronte a questo drammatico evento. In tre giorni dall'inizio sono stati chiusi gli esercizi commerciali. Noi non abbiamo fatto entrare più nessuno in farmacia, per evitare l'affollamento e tutelare la salute dei clienti e la nostra. Siamo stati impegnati al massimo, tutti i dieci professionisti della farmacia. Abbiamo subito utilizzato i Dpi, mascherine, guanti, camici, tutto quello che serviva. In quei primi giorni non si sapeva chi era stato contagiato e chi no.

E i cittadini?

I cittadini arrivavano denunciando febbre, tosse, e noi davamo consigli, raccomandavamo di sentire il medico ma di non recarsi nel suo studio. Abbiamo subito dato le indicazioni per evitare il contagio, la disinfezione delle mani, mantenere le distanze di sicurezza. Poi la situazione è andata peggiorando, non avendo fatto tamponi in quel momento in farmacia non sapevamo se fossimo positivi o meno al virus. Per fortuna non ci sono stati casi tra noi.

Come siete riusciti a organizzarvi?

Grazie anche a Federfarma Lombardia siamo riusciti a ottenere subito i farmaci di cui avevamo bisogno in quel primo periodo dell'emergenza. C'è stato un momento in cui c'era difficoltà a trovare le bombole dell'ossigeno, le consegnavamo noi direttamente a domicilio dei pazienti. Poi è arrivata la Protezione Civile a occuparsi delle consegne. Per le ricette è stato attivato il servizio via mail con i medici di medicina generale, il paziente forniva il codice e noi potevamo consegnare il farmaco.

È stata molto dura...

Sì, un lavoro molto faticoso. Il telefono squillava in continuazione e la gente formava file in attesa davanti alla farmacia. Siamo abituati a sentirci confidare situazioni personali, il farmacista diventa un po' un "dispensatore d buoni consigli" per i cittadini, bisogna saper ascoltare. È stato davvero difficile, la gente era costretta a curarsi a casa, si rivolgeva a noi per sapere come gestire questa terribile situazione, e noi sentivamo tutta la responsabilità del momento. Io facevo su e giù dalla mia abitazione a Piacenza, dove abito con moglie e tre figli, e avevo paura di contagiarli. A Piacenza gestisco anche un'altra farmacia con la mia socia. Codogno era veramente surreale, completamente vuota.

Ora come è cambiata l'atmosfera?

In questo ultimo periodo le persone sono più tranquille, intravvedo dei sorrisi dietro la mascherina. La gente si ferma un po' di più a parlare, a chiedere consiglio, durante la fase acuta c'era il "mordi e fuggi". Prima non erano interessati ad alcun prodotto al di fuori di quello prescritto, oggi i clienti stanno ricominciando a chiedere anche altro, come integratori per rimettersi in forma. C'è la ricerca della normalità.

Anche per voi.

Esatto. Anche per noi farmacisti questo periodo è stato psicologicamente pesante: molti nostri clienti colpiti dal virus non ce l'hanno fatta, li conoscevamo bene e la loro scomparsa ci ha fatto veramente dispiacere. Molti cittadini invece sono tornati a ringraziarci per quello che facevamo.

E poi è arrivata la sua nomina a Cavaliere del presidente Mattarella....

Non credo di avere meriti in più rispetto ai miei colleghi nell'impegno a tutelare la salute dei cittadini. Siamo stati tutti bravi. Ritengo di aver ricevuto il riconoscimento dal Presidente della Repubblica a nome di tutti i farmacisti, per dimostrare che la farmacia è un presidio sanitario molto importante per la comunità. La nostra categoria è molto impegnata, e forniamo tanti servizi al cittadino a titolo gratuito. Ringrazio tutti per la loro preziosa attività: la socia dottoressa Elena Palotta, i miei collaboratori e i colleghi, sono stati tutti molto importanti.

Come vede il prossimo futuro?

Nei prossimi mesi dobbiamo stare attenti a gestire la situazione, niente imprudenze, perché non sappiamo come e quando questa pandemia si risolverà. È bene sottoporsi alla vaccinazione antinfluenzale, l'organismo rimane più protetto e pronto ad affrontare una eventuale nuova ondata epidemica.

Cosa si sente di chiedere alle istituzioni?

Le autorità competenti dovrebbero ora venirci incontro nelle nostre richieste. Dovrebbero restituire la distribuzione dei farmaci a doppio canale anche alle farmacie non ospedaliere. È un vantaggio significativo per il cittadino, che in tal modo può ritirare il medicinale nella farmacia più vicina a casa. Anche per le farmacie sul territorio, vista la crisi, sarebbe una boccata d'ossigeno.

Alessandra Margreth
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