Sanità

set212020

Mal di schiena in farmacia, da farmacista clinico di comunità contributo a studio real life

Mal di schiena in farmacia, da farmacista clinico di comunità contributo a studio real life

Il farmacista clinico di comunità è in grado di raccogliere dati epidemiologici per studi di real life, intercettare pazienti con situazioni di rischio e supportare i medici, come dimostra uno studio Sifac

Il farmacista clinico di comunità è un professionista sanitario in grado di raccogliere dati epidemiologici per studi di real life, intercettare pazienti con situazioni di rischio e supportare i medici nella gestione e nel monitoraggio dei minor diseases. Lo dimostra uno studio osservazionale condotto per rilevare l'intensità del mal di schiena e il rischio di disabilità dei pazienti che si rivolgono alla farmacia, condotto dalla Società italiana di farmacia clinica (Sifac) in collaborazione con l'Università statale di Milano e la Fondazione Don Gnocchi e pubblicato a fine agosto sulla rivista scientifica Journal of environmental research and public health.

Raccolta dati con questionari validati. Ecco i risultati

Per la ricerca sono stati impiegati due questionari validati dalla comunità scientifica: il Roland and Morris Disability Questionnaire (RMDQ) e lo Start Back Screening Tool (SBST), usati per determinare rispettivamente il grado e il rischio di disabilità del paziente. Sono stati valutati gli atteggiamenti che i pazienti intraprendono per la gestione farmacologica e non farmacologica del problema. I dati raccolti hanno restituito una fotografia dei pazienti con mal di schiena che afferiscono alla farmacia di comunità: la maggior parte ha presentato un'intensità del dolore moderata, un basso grado di disabilità e circa un terzo dei soggetti (31,4%) si è rivolto unicamente a tale presidio sanitario per la gestione del problema. Un paziente su 6 è stato invitato dal farmacista a consultare un medico per la prima volta (grado di disabilità medio o alto.) Allo studio hanno partecipato 872 pazienti. Il 63.8% dei soggetti ha riferito di essersi rivolto al medico (mmg o uno specialista in ortopedia, reumatologia, traumatologia) per il problema. Il 31.4% non ha consultato il medico o eseguito una visita dal fisioterapista. I pazienti di età superiore ai 40 anni hanno riportato una maggiore propensione a consultare il medico rispetto a quelli più giovani (70% vs. 50%; p <0,0001). La maggior parte dei soggetti che ha sofferto di mal di schiena ha riferito un'intensità di dolore moderato (punteggio IQR: 4-7), con valore più elevati all'aumentare dell'età. Il 69% dei soggetti reclutati ha riportato un basso grado di disabilità, ma il rischio di disabilità era medio nel 36% e alto nel 18% (p <0,05). Circa il 14% dei pazienti, nonostante presentasse un grado di disabilità medio-alto, ha riferito di non chiedere il parere del medico per la gestione del proprio mal di schiena.

Ricerca di real world evidence nuova frontiera della farmacia di comunità

«La ricerca di real world evidence è la nuova frontiera della farmacia di comunità, che con le risultanze dei suoi studi può generare benefici per il cittadino in termini di salute e per il Ssn in termini di razionalizzazione della spesa sanitaria - afferma Corrado Giua, Sifac -. La farmacia di comunità sempre più rappresenta una finestra che affaccia costantemente sul panorama del mondo reale: la sua diffusione capillare sul territorio, l'elevata frequenza di contatto con i cittadini, nonché l'accessibilità immediata e libera consentono una vista della real life a 360 gradi e la candidano a sito ideale di raccolta di Real World Data. L'obiettivo finale è fornire al farmacista strumenti scientificamente validati necessari per eseguire un inquadramento mirato della condizione del paziente ed erogare una consulenza adeguata alla condizione riferita». «È la metodologia "Clinical Pharmacy" che definisce in modo sempre più chiaro i confini di pertinenza professionale dei medici e dei farmacisti, attraverso linee guida validate scientificamente - dice Giorgio Gandolini dell'Irccs S. Maria Nascente della Fondazione Don Gnocchi di Milano. Solo integrando la peculiarità di un detector privilegiato di real world data sul territorio con le competenze di figure specializzate come quelle dei farmacisti sperimentatori, la farmacia può coniugare l'attività di erogazione e allo stesso tempo di ricerca del farmaco: sono aspetti complementari, che si sostengono a vicenda, che consentono di migliorare la pratica clinica e dare le prime risposte di salute ai pazienti direttamente in farmacia sempre in stretto coordinamento con la classe medica».
«Siamo soddisfatti del lavoro svolto sin qui dai farmacisti clinici sperimentatori all'interno delle farmacie di comunità che diventano centro di raccolta dati - afferma Paola Minghetti, dell'Università Statale di Milano -. Il fattore principale di questo successo è la formazione dei farmacisti clinici, nell'ambito di un percorso didattico sempre più specializzato e indirizzato che consente di conoscere gli aspetti clinico-scientifici ed etico-amministrativi degli studi, nonché di acquisire competenze per una corretta rilevazione dei dati, così che questi possano essere, oltre che quantitativamente consistenti, anche di qualità, garantendo così un allineamento e standardizzazione delle procedure nei diversi centri coinvolti in uno studio. L'Università di Milano attraverso l'organizzazione del Master internazionale in Farmacia clinica, giunto alla sua VIII Edizione, contribuisce in modo fattivo, insieme all'Università di Cagliari e di Granada, e al coordinamento di Sifac a formare la figura del farmacista clinico con dorsali didattiche sempre più verticalizzate sulle peculiarità del detector privilegiato di real world data sul territorio».

Approfondimenti

Int. J. Environ. Res. Public Health 2020, 17(16), 5965
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