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feb172017

Mal schiena, da medici Usa raccomandazioni su farmaci e terapie alternative

Mal schiena, da medici Usa raccomandazioni su farmaci e terapie alternative
Le nuove linee guida per il trattamento della lombalgia appena pubblicate su Annals of Internal Medicine e firmate dagli esperti dell'American College of Physicians (Acp) consigliano di iniziare la cura del mal di schiena lombare acuto o subacuto con terapie non farmacologiche tra cui massaggi, agopuntura o manipolazioni. E se un farmaco è proprio necessario, medici e pazienti dovrebbero ricorrere in prima battuta ai farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans) o ai miorilassanti. «I medici dovrebbero avvisare i loro pazienti che la lombalgia in genere migliora in modo Indipendente dalla cura» esordisce Nitin Damle, presidente dell'Acp. «Per questo bisognerebbe evitare di prescrivere test inutili nonché farmaci costosi e potenzialmente dannosi» aggiunge l'esperto, sottolineando in particolare che diversi studi hanno evidenziato l'inefficacia del paracetamolo nel dolore lombare rispetto al placebo. Lo stesso è avvenuto, sebbene gli studi fossero di bassa qualità, anche per gli steroidi sistemici, dimostratisi incapaci di migliorare sintomi della lombalgia acuta o subacuta.

Anche nella forma cronica la Acp raccomanda a medici e pazienti di preferire inizialmente la terapia non farmacologica con esercizio fisico e riabilitazione, ma ricorrendo anche all'agopuntura, alla terapia cognitivo-comportamentale o alla manipolazione spinale. Anche nei pazienti con mal di schiena cronico che hanno avuto una risposta inadeguata alla terapia non farmacologica gli esperti dell'American College of Physicians raccomandano il trattamento con Fans come terapia di prima linea. Se anche questi non funzionassero è opportuno ricorrere a tramadolo o duloxetina come farmaci di seconda linea. «Il ricorso agli oppiacei è consigliabile solo nei pazienti che non hanno risposto ad alcuno dei trattamenti sopra elencati e solamente se i potenziali benefici superano i rischi, compresi quelli derivati da dipendenza o sovradosaggio accidentale» conclude Damle.

Ann Intern Med. 2017. doi: 10.7326/M16-2367
https://dx.doi.org/10.7326/M16-2367
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