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nov212016

Malattia di Crohn, approvazione europea per nuova terapia biologica

Malattia di Crohn, approvazione europea per nuova terapia biologica
La Commissione Europea (Ce) ha approvato l'uso di ustekinumab, per il trattamento di pazienti adulti affetti da Malattia di Crohn attiva, da moderata a grave, per i quali o la terapia convenzionale o un antagonista del TNFalfa (fattore di necrosi tumorale alfa), non siano più efficaci o non siano tollerati o controindicati. Il farmaco sviluppato da Janssen, farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson, è la prima terapia biologica per la Malattia di Crohn che ha come bersaglio le citochine dell'interleuchina (IL)-12 e IL-23, che hanno un riconosciuto ruolo chiave nelle risposte infiammatorie e immunitarie. I risultati dei tre studi di fase 3 che hanno portato all'approvazione sono stati pubblicati sul The New England Journal of Medicine. Il regime di dosaggio raccomandato per il farmaco, spiega una nota, è una dose di induzione iniziale, in base al peso corporeo, (~6 mg/kg) per via endovenosa (Ev).

La prima somministrazione di mantenimento per via sottocutanea (Sc) di ustekinumab da 90 mg è da somministrarsi alla settimana 8 dopo la dose per via endovenosa. A seguire, si raccomanda una dose ogni 12 settimane. Coloro che non rispondono più ai dosaggi ogni 12 settimane possono trarre vantaggio da un aumento della frequenza della somministrazione ogni 8 settimane. I pazienti possono, di conseguenza, ricevere una somministrazione ogni 8 settimane o ogni 12 settimane, a seconda del parere del medico. L'approvazione della Commissione Europea, continua la nota, si basa sui risultati di Fase 3, che hanno incluso circa 1.400 pazienti affetti da Malattia di Crohn attiva, da moderata a grave. Gli studi di Fase 3 hanno mostrato che, dopo un anno di terapia, il trattamento con ustekinumab ha indotto una risposta e una remissione clinica mantenendo tali risultati nel tempo in proporzione significativamente maggiore nei pazienti adulti affetti da Malattia di Crohn attiva da moderata a grave, rispetto al gruppo trattato con placebo. «Per una patologia con andamento cronico ed evolutivo come la Malattia di Crohn, avere a disposizione una nuova opzione di trattamento, con un meccanismo d'azione diverso dalle terapie già in uso, è un fatto molto significativo, soprattutto per quanto riguarda il miglioramento della sintomatologia, delle lesioni intestinali e di conseguenza della qualità di vita dei pazienti» ha dichiarato Alessandro Armuzzi, Responsabile della Ibd Unit del Complesso Integrato Columbus, Fondazione Policlinico Gemelli Università Cattolica di Roma. «Oltre al diverso meccanismo d'azione, l'elemento differenziante di ustekinumab consiste nella possibilità di "demedicalizzare" il paziente con una frequenza di somministrazione peculiare, che consente, dopo una dose di carico iniziale per via endovenosa, il successivo mantenimento per via sottocutanea ogni due o tre mesi. Il farmaco ha, poi, un'azione mirata sia nei confronti della malattia intestinale che delle sue manifestazioni extra-intestinali».
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