FITOTERAPIA

feb142012

Malattie autoimmuni, trattamento da erba cinese

Una pianta cinese dalle cui radici da duemila anni si ricava un estratto che cura la malaria potrebbe essere usata per combattere le malattie autoimmuni. L'estratto, conosciuto come Chang Shan, si ricava da un tipo di ortensia che cresce in Tibet e Nepal. Recenti studi avevano suggerito che l'alofuginone, un composto derivato da un ingrediente bioattivo dell'estratto, poteva essere utilizzato per trattare molti disordini autoimmuni. Ora i ricercatori della Harvard School of Dental Medicine hanno scoperto i meccanismi molecolari che stanno dietro l’azione  di questo estratto di erbe.  L'alofuginone (Hf), si legge su Nature Chemical Biology, innesca una risposta che blocca lo sviluppo di una classe nociva di cellule immunitarie, chiamate Th17, implicate in molti disturbi autoimmuni. «L'Hf previene la risposta autoimmune senza danneggiare la normale attività immunitaria», ha spiegato Malcolm Whitman, tra gli autori della ricerca. «Il composto»  ha aggiunto «potrebbe ispirare nuovi approcci terapeutici per una varietà  di malattie autoimmuni». Ricerche precedenti avevano mostrato che l'Hf riduceva le cicatrici nei tessuti, la sclerodermia, la sclerosi multipla e la progressione del cancro. «Questo studio è un esempio interessante per capire come il meccanismo molecolare dietro una pratica della medicina erboristica tradizionale cinese possa portare a nuove intuizioni sui meccanismi umani di regolazione fisiologica e a nuovi approcci nei trattamenti delle malattie», ha concluso Tracy Keller, primo autore della ricerca.

Nature Chemical Biology doi:10.1038/nchembio.790


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