Sanità

giu172014

Maltrattamenti, consigli per gestire i pazienti in farmacia

Maltrattamenti, consigli per gestire i pazienti in farmacia

Prestare la massima attenzione alla privacy, formulare poche domande per evitare la sensazione dell'interrogatorio, non far trapelare il proprio giudizio, non avere fretta, ma dare la massima importanza all'ascolto e allo sfogo. Sono questi alcuni dei consigli per gestire persone che hanno subito maltrattamenti che entrano in farmacia, proposti da chi è in prima linea nel sostegno e nella prevenzione contro violenze e abusi. Ce ne parla Silvia Rispoli, referente per i farmacisti del codice rosa, il progetto per il sostegno alle vittime di abusi e violenze, per la provincia di Grosseto, che ha raccolto, oltre alla sua, anche l'esperienza dei colleghi che aderiscono all'iniziativa prestandosi come farmacisti sentinella sul territorio. «Occorre tenere presente» spiega Silvia Rispoli «che spesso persone oggetto di maltrattamento non si rivolgono alle strutture competenti, ma entrano in farmacia, magari in cerca di rimedi: la farmacia è quindi un luogo dove la maggior parte di persone che vivono situazioni problematiche gioco forza entra. Il vantaggio che noi farmacisti possiamo offrire è che riusciamo a instaurare un rapporto fiduciario con i pazienti, che si sentono sostanzialmente alla pari, contrariamente alla percezione che a volte hanno quando sono dal medico. Con il farmacista si instaura un rapporto di confidenza, che può andare oltre la finalità sanitaria, per entrare in una sfera più relazionale. Per questo spesso i pazienti riescono ad aprirsi più facilmente». E di fronte a una persona con problematiche di maltrattamenti è necessario attivare una serie di regole per gestire al meglio la situazione: «Innanzitutto è bene prestare la massima attenzione alla privacy e con una scusa allontanare il paziente dal banco, per esempio portandolo a vedere un prodotto. Poi occorre limitare il più possibile le domande, anche se la tendenza naturale sarebbe invece quella di porne molte. È necessario infatti mettere il più possibile a proprio agio il paziente, evitando che si senta come in un interrogatorio. Altra regola è che non bisogna mai far trasparire il proprio giudizio: anche se a volte viene naturale formularne uno, è importante che il paziente non percepisca nulla. Fondamentale poi è l'atteggiamento di ascolto: spesso, superata la paura, le persone che hanno subito maltrattamenti si aprono e anzi hanno una grande esigenza di sfogarsi. Non bisogna dimenticare che, oltre all'aspetto della violenza, si tratta di situazioni di forte dolore, perché molte volte sono gli stessi familiari a compierle». A questo punto, «solo quando si è instaurata una certa confidenza, e quando si vede che la persona è ormai più tranquilla e predisposta ad accettare un intervento e un consiglio, può partire la nostra attività, con la spiegazione di cos'è il percorso del codice rosa, dei supporti sul territorio che si hanno a disposizione, e magari offrendosi anche di accompagnare il paziente nelle strutture di competenza». E tra gli utenti della farmacia, le categorie che presentano più frequentemente queste problematiche «sono gli anziani. Credo che questo sia dovuto al fatto che si tratta in generale di una categoria di persone che si rivolgono più facilmente alla farmacia - che trovano sotto casa - in caso di bisogni sanitari piuttosto che andare dal medico, dove per altro lamentano grosse code. Inoltre credo che trovino nei farmacisti un punto di riferimento, una persona a cui rivolgere ogni tipo di domanda e sottoporre ogni tipo di problema, un aiuto alla pari e vicino».



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