Sanità

nov92016

Manovra e farmaci, Regioni chiedono correttivi su tetti spesa, pay back e gare

Manovra e farmaci, Regioni chiedono correttivi su tetti spesa, pay back e gare
Ridurre il tetto per la spesa farmaceutica convenzionata (da 7,96% a 7,00%), contestualmente incrementare il tetto per gli acquisti diretti (da 6,89 a 7,85) e ridefinire la quota di pay back da parte delle aziende farmaceutiche per lo sfondamento della spesa per acquisti diretti (dal 50% al 75%). No all'eliminazione delle gare in equivalenza terapeutica delle centrali d'acquisto e allo stravolgimento del codice degli appalti per le gare per i farmaci biologici a brevetto scaduto per i quali siano presenti sul mercato i relativi biosimilari. Questi sono gli emendamenti all'articolo 59 del Disegno di legge di Bilancio 2017, proposti alla Camera dalla Commissione Salute delle Regioni. In merito ai tetti di spesa e al ripiano, le Regioni sottolineano che il comma 6 dell'articolo 59 «dispone, senza impartire specifiche indicazioni sui principi da adottare per la valutazione dell'innovazione, che il Direttore Generale dell'Aifa stabilisca i criteri per la classificazione dei farmaci innovativi. In pratica quando la spesa per i farmaci attualmente in commercio o di nuova immissione in commercio andrà a saturare la capacità dei due fondi assisteremo ad una riduzione della spesa attribuibile ai tetti di spesa per un valore pari ad 1 miliardo e pertanto una perdita per le regioni di circa 500-600 milioni». Da qui la proposta delle «misure correttive» al fine di «compensare i maggiori oneri a carico delle regioni».

I ritocchi «ipotizzabili» sono: «la ridefinizione di una quota di pay back da parte delle aziende farmaceutiche per lo sfondamento della spesa per acquisti diretti nella misura del 75% anziché del 50% e la riduzione del tetto per la farmaceutica convenzionata dal 7,96% al 7,00% e contestuale incremento del tetto per gli acquisti diretti dal 6,89 a 7,85». E sempre in tema di risparmi intervengono anche sulle procedure pubbliche di acquisto sottolineando che «l'eliminazione della possibilità alle centrali di acquisto di eseguire gare in equivalenza terapeutica (comma 11 art. 59) oltre ad essere in evidente contrasto con le più elementari leggi del mercato e della concorrenza, impedisce alle regioni di poter acquisire economie valutabili, su base annua, a livello nazionale dell'ordine di 500-1.000 milioni di euro». Infine, sempre in tema di gare, chiedono anche di rivedere il testo per quanto concerne i farmaci biologici a brevetto scaduto per i quali sono in commercio i relativi biosimilari, in quanto, scrivono, «non è noto il motivo per cui si debba stravolgere il codice degli appalti per una fattispecie specifica di beni che, fra l'altro hanno usufruito di una esclusività commerciale per oltre 20 anni». E in chiusura aggiungono: «A questo proposito è solo il caso di segnalare che sono in scadenza nei prossimi anni molti farmaci biologici fra i quali epoetina beta, interferon alfa, trastuzumab, rituximab, adalimumab, darbepoetina, bevacizumab ed altri che hanno già perduto la copertura brevettuale come epoetina alfa, somatropina, filgrastim, infliximab, insulina glargine, follitropina, etanercept con un fatturato complessivo anno di circa 1,4 miliardi di euro. L'attivazione di procedure concorrenziale potrebbe portare economie non inferiori al 25-35 % con un risparmio non inferiore a 400 milioni di euro».


Simona Zazzetta
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