Sanità

ott192016

Manovra e spesa farmaceutica, ipotesi quote uguali per territorio e ospedale

Manovra e spesa farmaceutica, ipotesi quote uguali per territorio e ospedale
Quando si parla di spesa farmaceutica si allude a una torta costituita per tre quarti circa dalla quota che lo stato paga a grossisti e farmacie che distribuiscono farmaci sul territorio e per meno di un quarto ai medicinali somministrati in ospedale. Dal 2017 le cose potrebbero cambiare, e per la prima volta la torta si dividerebbe a metà. Gli sherpa del governo Renzi studiano, con la manovra in itinere, di far diminuire la spesa farmaceutica convenzionata di oltre 3 punti, dall'11,35 all'8% del Fondo sanitario nazionale, e di alzare l'ospedaliera dal 3,5 al 7% del Fondo. Il motivo? La spesa sostenuta dalle Regioni in convenzione con le farmacie territoriali si contrae sempre più mentre quella costituita dagli acquisti diretti di Asl e ospedali quest'anno ha già sforato di 1,5 miliardi. Il grimaldello per riversare parte della spesa convenzionata in quella ospedaliera? I farmaci oggi acquistati dalle aziende sanitarie con sconti del 50% e distribuiti direttamente o per conto dalle farmacie "sotto casa", fin qui conteggiati nella farmaceutica territoriale, si trasferirebbero nella tabellina della spesa ospedaliera per un valore di circa 4 miliardi.

Il governo verrebbe così incontro alle richieste delle regioni che con il capodelegazione sanità Antonio Saitta (assessore piemontese) a primavera nel documento sulla Governance avevano chiesto di rivedere i tetti di spesa attuali, imponendo un 7,5% per la spesa convenzionata e un 7,35% per l'ospedaliera. Che le due spese - territoriale ed ospedaliera - si equivalgano lo rivela già a fine 2015 il Monitoraggio Aifa della spesa farmaceutica regionale. La spesa territoriale sostenuta l'anno scorso fu 8696 milioni, ma nel periodo gennaio agosto considerato dall'indagine "epocale" lo stato ne aveva già spesi 7305 (pay back, costo delle ricette e ticket a carico dei cittadini però riducono la spesa a 4299 milioni). E la spesa ospedaliera? Quest'ultima voce - data dalla spesa tracciata delle strutture sanitarie meno la distribuzione diretta di fascia A e la spesa di fascia C a carico del paziente - per lo stesso periodo ammontava a 7158 euro e al netto del pay-back era 4022 mln, 1340 più del tetto fissato di 2682 milioni ma vicinissima al target della spesa territoriale. Ricordiamo che nel documento di primavera gli assessori alla sanità guidati dal piemontese Antonio Saitta hanno chiesto poi di poter adottare misure per ridurre il prezzo di un farmaco o scontarlo quanto più esso si diffonde, nonché di bandire gare tra principi attivi diversi con medesime indicazioni terapeutiche, una possibilità già prevista dalla determina 458 che attua il patto salute ma è stata sospesa tre volte. Oggi anche in ospedale, dove gli acquisti sono diretti dal Ssn, solo il 15% dei farmaci è scelto con gare; le regioni vogliono superare questo tetto "naturale".

E chiedono pure di introdurre uno sconto automatico (20%) sui farmaci originator alla scadenza del brevetto, e di sostituire sempre i biosimilari ai farmaci biologici, sulla base di indirizzi di equivalenza fissati dall'Aifa, a meno che il medico non scelga diversamente ma in tal caso dovrebbe motivare la scelta. Nel documento di confronto con il governo uscito alla vigilia delle anticipazioni sulla manovra, in cui le regioni chiedevano 2,85 miliardi di finanziamento di Lea, vaccini e farmaci innovativi, inclusi 150 milioni per i nuovi contratti di medici e sanitari, si è aggiunta un'ulteriore richiesta. Oltre a nuove regole sui piani di rientro, e alla rimozione delle incompatibilità tra governatore regionale in carica e commissario ad acta, è giunta la richiesta di risolvere la questione del pay back. La delibera dell'Agenzia del Farmaco secondo cui, se una regione sfora il tetto di spesa farmaceutica, l'industria deve ripianare metà del deficit, per il 2013 è stata annullata dal Tar Lazio con sentenza 25/3/2015 e per il 2014 e 2015 l'Aifa non ha più comunicato i ripiani alle aziende. Nel decreto enti locali di quest'anno è stato concesso uno sconto all'industria del 10% sulla quota del ripiano 2013 e 2014 e del 20% sulla quota di ripiano 2015. Per il futuro bisognerà trovare strade più condivise e la revisione dei tetti tra spesa farmaceutica territoriale e ospedaliera appare una di queste.


Mauro Miserendino
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