Sanità

apr92014

Medicina fai-da-te, Codacons: sempre più italiani vi ricorrono

stetoscopio pc

In caso di problemi di salute non gravi, quando si manifesta un disturbo o il primo sintomo di una malattia, più di un italiano su tre (35,8%) ricorre al fai-da-te, percentuale che sale, fino a sfiorare il 50%, nella fascia d’età tra i 18 e i 30 anni. E, per i più giovani, questo significa sempre più spesso affidarsi a Internet. Il fenomeno è fotografato da un’indagine Codacons condotta su un campione di 2.500 persone, in base alla quale il medico di famiglia resta il riferimento nel 52,4% dei casi e il farmacista nell’11,6%.
Il vicepresidente della Società italiana di medicina generale Ovidio Brignoli ammette la difficoltà di modificare questa tendenza, ma ritiene fondamentale diffondere la consapevolezza dei rischi. «Se ci si cura da soli partendo dal concetto di intensità del sintomo, si commette un grave errore. – precisa Brignoli – Caso mai è il riconoscere un sintomo già avuto che potrebbe permetterne la gestione con l’autocura invece di rivolgersi all’operatore sanitario, ma molto spesso questa conoscenza non c’è. Invece, qualunque sia l’entità del sintomo, è fondamentale la certezza della diagnosi, che solo un medico può offrire».
Sulle cause del fenomeno, Brignoli non concorda con le ipotesi di Codacons, secondo cui influirebbero la crisi economica e le liste d'attesa nella sanità pubblica: «rivolgersi al medico di famiglia è gratuito, mentre l’acquisto di farmaci su Internet, oltre che pericoloso, ha un costo». Ma i giovani hanno molta dimestichezza con gli strumenti dell’informazione dematerializzata, si rivolgono a Internet per reperire informazioni e lo fanno anche in campo sanitario senza valutarne i rischi.
Brignoli ritiene che il fenomeno sia lo specchio di una pessima educazione sanitaria, ma anche di una cattiva gestione dei servizi sanitari: «talvolta c’è una difficoltà a reperire il medico di famiglia e in genere si dedicano poco tempo e attenzione per affrontare i problemi di salute, e il fastidio di fare la coda o attendere per l’appuntamento induce la gente a saltare il primo approccio diagnostico».

Renato Torlaschi


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