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gen92013

Meno farmaci più psicologia per la cura dell’insonnia

Una recente metanalisi ha indagato l’efficacia dei farmaci ipnoinducenti non benziodiazepinici, i cosiddetti Z drugs dalle iniziali dei principi attivi (zopiclone, zaleplon e zolpidem) rispetto al placebo, evidenziando a sorpresa il ruolo determinante di quest’ultimo. Dalle conclusioni, pubblicate sul Bmj, risulta che circa la metà dell’effetto del farmaco è dovuta all’effetto placebo quindi, sostengono gli autori, se «la risposta al placebo fornisce un contributo importante all’efficacia di questi ipnotici e l’effetto rimanente va controbilanciato con i possibili danni» cioè reazioni avverse, tolleranza e potenziale dipendenza associate all’uso di questi farmaci, forse «dato che l’effetto placebo è un fenomeno psicologico» varrebbe la pena concentrarsi un po’ di più su interventi non farmacologici, ma di tipo psicologico, per la terapia dell’insonnia. Un suggerimento per inserire, tra i servizi della propria farmacia, la consulenza di uno psicologo, fondato su dati clinici molto attendibili. Gli autori della metanalisi, infatti, hanno analizzato gli studi pubblicati sul sito dell’Fda che, essendo parte dei dossier di registrazione dei medicinali, erano meno soggetti a eventuali bias metodologici. Due gli endpoint considerati riguardo il tempo di latenza prima dell’addormentamento: la riduzione soggettiva e quella rilevata dalla polisonnografia. Premesso che, in entrambi i casi, l’effetto del farmaco era piccolo e clinicamente discutibile, il gruppo che ha assunto il farmaco ha visto ridursi i tempi oggettivi di latenza di 42 minuti, il gruppo controllo di 20 minuti. 

BMJ 2012;345:e8343


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