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set12020

Microbiota, è specifico per ciascun individuo come l'impronta digitale

 
Microbiota, è specifico per ciascun individuo come l’impronta digitale
Per anni definito come flora intestinale, viene oggi indicato con il termine microbiota intestinale, l'insieme dei microrganismi colonizzatori dell'intestino costituito da diverse specie batteriche, ma anche virus e funghi, che incidono sulla salute attraverso la regolazione di numerose funzioni metaboliche. Se da una parte è ben noto come l'equilibrio di questa colonia simbiotica sia necessario per il corretto svolgimento delle funzioni intestinali, è solo recentemente che si è scoperto come ciascun individuo abbia una propria specifica "impronta digitale batterica".

«Viene definito fingerprint batterico il profilo di specie proprio, un'impronta personale e unica, come quella digitale» ha spiegato Patrizia Brigidi, Docente di Biotecnologia delle Fermentazioni presso il Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell'Università di Bologna, in occasione di un webinar organizzato da Yovis. «È diversa da quella di chiunque altro ed è il risultato di moltissime variabili. È stato identificato un gruppo comune di 57 specie batteriche, comuni a tutti, il resto è biodiversità specifica». Una variabilità individuale ha aggiunto, determinata da vari fattori «tra cui l'etnia, la posizione geografica, lo stile di vita, e svolge molteplici funzioni influenzando la fisiologia, i processi metabolici e, di conseguenza, lo stato di salute. Per esempio, la biodiversità microbica di chi vive in zone rurali è maggiore di chi vive in città».

Non solo l'intestino, ma anche tutto il corpo umano è abitato da un numero enorme numero di batteri, funghi e virus che vivono in pacifica coesistenza con l'ospite e ne costituiscono il suo microbiota. «Si tratta di una biomassa veramente enorme» ha proseguito Brigidi «formata, in particolare, da più di centomila miliardi di cellule batteriche, un numero dieci volte superiore a quello delle cellule dell'organismo adulto. In pratica il rapporto tra cellule batteriche e cellule umane è di 10:1». Il tratto gastrointestinale da solo ospita più del 70% di tutti i microrganismi del corpo umano, «infatti, contiene almeno 500-1.000 specie differenti di batteri, pari ad una biomassa di circa 2 Kg, con ampia variabilità inter-individuale. Per fare un confronto, la Via Lattea contiene tra 100 e 400 milioni di stelle: ci sono dunque più batteri nel nostro intestino di quante stelle ci siano nella nostra galassia» ha aggiunto Brigidi. Il microbiota interviene in numerosi processi fondamentali per il nostro benessere, cooperando con il nostro sistema immunitario, regolando lo stato infiammatorio, facendo da barriera contro i patogeni, producendo vitamine e minerali altrimenti carenti nella nostra dieta, rilasciando molecole che contribuiscono al benessere intestinale. «Studi recenti hanno dimostrato che ha anche un impatto sul sistema nervoso centrale e su quello endocrino» ha sottolineato l'esperta. L'attività funzionale del microbiota viene definita microbioma.

La colonizzazione da parte delle diverse specie batteriche avviene al momento della nascita: la tesi sostenuta dalla maggior parte degli scienziati è che il feto si sviluppi in un ambiente praticamente sterile, successivamente«a seconda del tipo di parto - naturale o cesareo - si determina una differenza di microrganismi che vengono a contatto con il neonato» ha precisato Brigidi. Di conseguenza, «il microbiota dei lattanti nati naturalmente tende a essere arricchito con batteri simili al microbiota vaginale materno, come ad esempio il Lactobacillus. Al contrario, nei bambini nati con parto cesareo, il microbiota riporta batteri epiteliali e associati all'ambiente ospedaliero, ad esempio lo Streptococcus». Da quel momento in poi, ogni contaminazione batterica arricchisce ulteriormente il microbiota del neonato: incide ad esempio il tipo di allattamento e anche i cibi introdotti con lo svezzamento, si costituisce fino più o meno all'età di 3 o 4 anni, dopodiché risulta abbastanza stabilizzato nella sua composizione, assai simile a quella dell'adulto, rimanendo vivo e dinamico.

Quando si altera l'equilibrio del microbiota, si va incontro alla disbiosi ed «è dovuta - ha concluso l'esperta - ad esempio ad eccessi alimentari, stile di vita scorretto o all'utilizzo di antibiotici; dà luogo a disturbi come gonfiore addominale, mal di pancia e può alterare la regolarità intestinale, causando diarrea o stipsi». In caso di disbiosi, i probiotici aiutano a ripristinare l'equilibrio della microflora batterica intestinale, contrastando la proliferazione dei batteri patogeni.

I probiotici sono batteri vivi e attivi, ad azione benefica, in grado ripristinare la microflora alterata se presi nella giusta quantità. Possono essere assunti sotto forma di integratore alimentare, prodotto che, nell'ambito di una dieta equilibrata, può rappresentare una valida opportunità per favorire il ripristino della quantità ottimale di una o più sostanze e il sostegno di funzioni fisiologiche.
In particolare, con l'utilizzo di un integratore probiotico multiceppo, multispecie e multigenere si riesce a integrare i microorganismi mancanti e a contrastare quelli patogeni.
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