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nov82016

Mieloma multiplo, arriva in Italia carfilzomib. Azione duratura e qualità di vita migliore

Mieloma multiplo, arriva in Italia carfilzomib. Azione duratura e qualità di vita migliore
È disponibile anche in Italia, in regime di rimborsabilità, carfilzomib, primo inibitore irreversibile del proteasoma di seconda generazione, sviluppato da Amgen. Il farmaco in associazione a lenalidomide e a desametasone nel trattamento dei pazienti adulti con mieloma multiplo già sottoposti ad almeno una precedente terapia, ha evidenziato profondità di risposta al trattamento senza precedenti, prolungamento della sopravvivenza libera da progressione fino a oltre due anni e miglioramento della qualità di vita. Carfilzomib, come sottolineato in una conferenza stampa a Milano, apre nuove prospettive per i pazienti colpiti da questo tumore del sangue grazie a un innovativo meccanismo d'azione: il farmaco si lega in modo irreversibile al proteasoma, struttura che gioca un ruolo importante nel funzionamento e nella crescita delle cellule in quanto scompone le proteine danneggiate o non più necessarie, causandone un'inibizione duratura e selettiva, con un'attività minima al di fuori del target.

Ed è proprio quest'ultimo aspetto ad essere determinante, visto che il mieloma è caratterizzato da un modello ricorrente di remissione e recidiva. «Nello studio prospettico randomizzato di fase III ASPIRE, la combinazione carfilzomib-lenalidomide-desametasone è stata valutata comparativamente con lenalidomide-desametasone in pazienti con mieloma multiplo ricaduto dopo 1-3 precedenti linee di terapia» ha spiegato Michele Cavo, Direttore dell'Istituto di Ematologia "Seràgnoli" dell'Università degli Studi di Bologna «i risultati hanno dimostrato il beneficio offerto dalla terapia con carfilzomib-lenalidomide-desametasone rispetto a lenalidomide-desametasone in termini di un prolungamento di circa 9 mesi della sopravvivenza mediana libera da progressione di malattia, arrivata a oltre 2 anni, e di un aumento di circa 3 volte della probabilità di ottenere una remissione completa: da 9,3% a 31,8%».

Carfilzomib, oltre a ottenere risultati consistenti negli studi clinici, ha dimostrato di influire positivamente anche sulla qualità di vita dei pazienti trattati, con miglioramenti subito percettibili, ad esempio nel sollievo per il dolore osseo, e un buon profilo di tossicità. «Due studi pubblicati su Journal Clinical Oncology e Lancet Oncology hanno chiaramente dimostrato che carfilzomib è in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti rispetto ai pazienti trattati con la terapia convenzionale di controllo» sottolinea Mario Boccadoro, Direttore di Clinica Ematologica I, Università degli Studi di Torino «questa è la dimostrazione che l'efficacia di un farmaco, valutata dai medici in termini numerici di riduzione della massa tumorale, è percepita in modo positivo dai pazienti con un obiettivo miglioramento della loro qualità di vita».


Marco Malagutti
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