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dic52018

Mieloma multiplo, terapia top iniziale conviene per il paziente e la governance spesa

Mieloma multiplo, terapia top iniziale conviene per il paziente e la governance spesa
Diamo il meglio in prima linea, anche spendendo di più, ma ritardando il più possibile progressione e recidiva. Questa la filosofia terapeutica nell'approccio al mieloma multiplo illustrata dal Direttore dell'Onco-ematologia del Cardarelli di Napoli, Felicetto Ferrara, non guarda solo al bene del paziente, ma anche alla sostenibilità del Ssn. L'impatto economico della malattia, che colpisce ogni anno 5 mila persone in Italia, prevalentemente anziane, ed è il secondo tumore del sangue per diffusione, è infatti addebitabile soprattutto all'ospedalizzazione e aumenta con i cambi di linea e con l'accorciarsi degli intervalli tra una linea e l'altra. L'evidenza emerge da uno studio in real life sui database amministrativi di 5 Asl italiane, che ha seguito per 3 anni circa 700 malati, presentato qualche giorno fa nel simposio "Change the horizon: dal farmaco al disease management nel mieloma multiplo", promosso da Celgene in occasione del Congresso Sifo svoltosi a Napoli. Un paziente con Mm costa in media poco meno di 19 mila euro (18.753,13) l'anno, con oltre la metà delle risorse (56,8%) assorbite dall'ospedalizzazione, seguono i farmaci (32,5%) e le prestazioni ambulatoriali (10,7%). Se tra la prima e la seconda linea passano in media 14,2 mesi, tra la seconda e la terza si scende a 11,5 mesi. Sia in prima, sia in seconda linea, i costi per singolo paziente diminuiscono dopo 24 mesi di terapia, rispettivamente da 3.759 euro a 448 euro e da 5.375 euro a 527 euro. «La scelta accurata della terapia iniziale può migliorare la prognosi dei pazienti, perché aumenta l'intervallo dei trattamenti. Si conferma anche il vantaggio economico del prolungamento del tempo di comparsa della recidiva», commenta Luca Degli Esposti, Presidente e Direttore Generale CliCon, che nel corso del simposio sottolinea: «Siamo in un sistema prevalentemente pubblico e quindi abbiamo i dati per sapere quanto assorbe un determinato paziente e anche come diversi percorsi generano impatti diversi». Un invito a porsi orizzonti più ampi in un approccio integrato alla malattia (appunto, il disease management), considerando tutte le variabili nel medio e lungo periodo. «Possiamo e dobbiamo valutare trasversalmente i percorsi di cura del cittadino tra medici di base e specialisti, ospedali, farmacie, assistenza domiciliare e hospice. I dati ci sono e vanno messi in comune, anche in modo che tutti gli attori del sistema possano sapere che terapia sta facendo quel cittadino e collaborare», esorta Mattia Altini, Direttore Sanitario Irst Irccs di Mendola (Fc), sottolineando l'alta complessità di gestione del mieloma multiplo. «La sfida - aggiunge - è intervenire sulle aree critiche, individuare le innovazioni che incrementano il valore delle attività erogate dal servizio sanitario, programmare i servizi adeguatamente ai bisogni e monitorare costantemente la spesa sanitaria». La governance della spesa farmaceutica, comunque, non sembra fuori controllo e l'Italia sembra virtuosa nelle conclusioni di uno studio che ha coinvolto anche Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, illustrato nel corso del simposio da Claudio Jommi, Responsabile Scientifico Osservatorio Farmaci, Cergas, SDA Bocconi. I dati aggregati mostrano che il tasso annuale medio di crescita storica nei 5 Paesi è pari a 3,4% al lordo e al 2% al netto di sconti e payback, con una crescita stimata rispettivamente del 2,9% e dell'1,5% annuo fino al 2021. Per l'Italia, grazie a un maggiore ricorso a accordi di rimborso condizionato e di payback, quella forbice è più ampia: fino al 2021 è prevista una crescita del 3,2% lorda, ma dell'1,1% netta. «Sul mieloma multiplo - aggiunge Jommi - ormai i farmaci sono tanti, il tema chiave è quello della strategia terapeutica».

Elvio Pasca
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