Sanità

mag22013

Mur: in Inghilterra è scontro, ma in Italia è un progetto “tailor made”

farmacista_ricetta

Il progetto Mur, Medicine use review, in sperimentazione in Italia ma già in uso in Gran Bretagna, è al centro di un confronto tra medici di medicina generale e farmacisti anglosassoni. I medici affermano che tale attività svolta nelle farmacie inglesi sia una ripetizione del lavoro che loro già eseguono nei loro ambulatori e che un eventuale rinvio del paziente con una revisione compilata dal farmacista rappresenti un ulteriore carico di lavoro. I farmacisti, dal canto loro, hanno prontamente replicato sostenendo che la collaborazione tra le due categorie comporti benefici per i pazienti. In Italia non ci sono i presupposti per questo tipo di polemica, dal momento che, come spiega Andrea Manfrin docente della Medway school of pharmacy di Kent e coordinatore della sperimentazione del progetto Mur nelle farmacie italiane, intervistato da Farmacista33, si è «cercato di costruire uno strumento “tailor made” per la farmacia italiana»
«Il dibatito tra medici di medicina generale e farmacisti inglesi di cui hanno riferito i giornali specializzati» sottolinea Andrea Manfrin «va inserito nel contesto generale che potrebbe essere riassunto in tre punti: cambiamento dell’assetto della medicina generale, pharmacy business model, I-Mur (modello di Mur sviluppato in Italia, n.d.r.)».

Cambiamento dell’assetto della medicina generale
«In Gran Bretagna siamo in una fase di cambiamento e i medici di medicina generale stanno assumendo nuovi compiti, dovuti al passaggio di compiti dall’ospedale al territorio. Questo fa sì che il loro carico di lavoro aumenti da una parte e, dall’altra, non si sentano pronti a demandare altre funzioni: non si tratta di “rivedere le revisioni” da parte del medico, ma di accettare i risultati dell’Mur basandosi sul fatto che è una prestazione condotta da un professionista, il farmacista, competente e preparato. Del resto, né in Gran Bretagna né in Italia il medico ripete a sua volta gli esami clinici condotti in laboratorio».

Pharmacy Business Model
«Il “business model” della farmacia inglese ha similitudini, ma ha anche delle differenze con quello italiano. Ne cito alcune che sono in questo caso molto significative. Circa Il 61% delle farmacie in inghilterra appartengono a catene, piccole medie e grandi, in italia la farmacia indipendente rappresenta la quasi totalita’ del sistema. Il fatturato di una farmacia inglese è mediamente generato per il 95% dalle ricette mutuabili che il medico prescrive, mentre il fatturato generato dal cassetto rappresenta una parte molto marginale, in generale circa il 5%. Questo dipende dal fatto che in inghilterra praticamente ogni cosa o quasi che si trova in farmacia è mutuabile, ciò significa che può essere prescritta dal medico come per esempio i farmaci,  latte per neonati, preparazioni speciali che non si trovano in commercio e vengono fatte ad hoc da strutture che si trovano nel territorio e sono accreditate e convenzionate. Il fatto che tutti i farmaci in Italia non siano mutuabili determina anche un impatto sul business model della farmacia italiana il cui fatturato potrebbe oggi essere a grandi linee rappresentato da una proprozione: 50% Ssn e 50% altri beni quali Otc, nutraceutici eccetera».

I-Mur
«Chi segue le vicende dell’assistenza territoriale italiana ricorda che anche in Italia vi furono inizialmente difficoltà analoghe quando, per fare un esempio, nacque l’assistenza domiciliare integrata. Il nodo comunque è stato toccato da chi in Gran Bretagna ha citato la mancanza di coinvolgimento delle due professioni nelle decisioni sull’Mur prese dal Ministero e dal Nhs. Questo ha rappresentato un elemento importantissimo che durante la fase di progettazione del nostro progetto abbiamo tenuto in grandissima considerazione; infatti nella nostra sperimentazione abbiamo condiviso da subito progettualità e flusso informativo con i medici del territorio, come prova la collaborazione con gli Ordini dei quattro capoluoghi e l’ampia collaborazione con esponenti di rilievo della Simg quali il dottor Ovidio Brignoli. Inoltre la prossima fase del progetto patrocinato dalla Fofi prevede proprio la condivisione dei risultati ottenuti con i medici al fine di mettere a fuoco criticità e benefici e mettere con l’obiettivo di affinare ulteriormente una pratica professionale condivisa che sia vantaggiosa per tutti: il farmacista, il medico e soprattutto il paziente. Lo schema che abbiamo introdotto in Italia con il nostro studio ha sicuramente preso spunto dal modello inglese, ma è stato molto implementato introducendo alcuni elementi essenziali che facilitano e guidano il farmacista nella conduzione dell’intervista strutturata, la raccolta sistematica dei dati, l’analisi e il feedback. Inoltre Mur in Inghilterra è su base cartacea mentre il nostro sistema è costruito su una piattaforma web che consente di fare una prima analisi in tempo reale dei dati raccolti (real time analysis) utilizzando la statistica descrittiva per poi consentire un’analisi molto più dettagliata fra cui, univariata, bivariata e multivariata. Ovviamente noi abbiamo fatto tesoro dell’esperienza e del know how che l’Inghilterra ha mostrato in questo ambito, ma abbiamo cercato di costruire uno strumento “tailor made” per la farmacia italiana, con l’idea di poter condividere ed integrare in un futuro molto prossimo questo modello con il sistema sanitario itailano. In sintesi quello che abbiamo sviluppato per l’Italia è un I-Mur che ha un triplo significato: Italian Medicine use review, Innovative Medicine use review, Information communication technology Medicine use review.

Andrea Manfrin
University of Kent and Greenwich at Medway


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