Sanità

ott122018

Nei servizi cognitivi il futuro della professione

Nei servizi cognitivi il futuro della professione
Se da una parte il sistema sanitario nazionale ha bisogno dei farmacisti per la gestione del paziente cronico, dall'altra il farmacista vuole prendersi questa responsabilità. Questo quanto emerso nella Tavola Rotonda "Gestione cronicità e aderenza alla terapia nell'evoluzione della professione farmaceutica: indicatori di processo e di risultato - linee guida" nell'ambito di FarmacistaPiù, il congresso dei farmacisti, giunto alla sua quinta edizione, in corso a Roma.

«Con lo studio I-MUR si è creato un modello fondamentale di sostegno alla razionalità dell'allocazione delle risorse per la gestione delle patologie croniche in farmacia» ha spiegato Americo Cicchetti, Direttore ALTEMS, UniversitàÌ Cattolica «adesso vanno definite delle linee guida che abbiano una forte evidenza scientifica a supporto». Il problema è ampio e lo sarà ancor più in futuro «Sono 24 milioni gli italiani con malattia cronica» ha sottolineato Eugenio Leopardi, Presidente Utifar, numeri destinati a salire. È proprio per affrontare questa emergenza che è stato messo a punto il Piano Cronicità del Ministero della Salute:«Con il Piano Cronicità si è voluto creare valore aggiunto nell'assistenza alla persona anche nella dimensione sociale» ha spiegato Paola Pisanti, medico esperto consulente, Cabina di regia Ministero della Salute «Finora sono sette le Regioni che hanno recepito il piano». Secondo Pisanti «La Farmacia dei servizi è un baluardo polifunzionale per la promozione della salute e prevenzione delle patologie, ma è fondamentale l'integrazione tra professionisti per la responsabilizzazione di pazienti e famiglie». In questo senso un'iniziativa da prendere a modello è il DiaDay. «L'assistenza al paziente cronico funziona se c'è interazione tra le figure sanitarie e i caregiver, che sono spesso di sesso femminile». On. Rossana Boldi Vice Presidente XII Commissione "Affari Sociali" della Camera dei Deputati «È necessario far ripartire la farmacia dei servizi, perché il farmacista riveste un ruolo centrale nella gestione della cronicità: questo grazie all'empatia, la compliance, la fiducia che il cittadino ha nei suoi confronti. È un tipo di rapporto impagabile, un'assistenza diffusa sul territorio in grado di creare connessioni con i medici di medicina generale da una parte e la famiglia dall'altro».

Nel vecchio modello di farmacia quello "chimico", prima dell'arrivo dei farmaci biotecnologici, «l'80% dei farmaci era distribuito in farmacia, il restante 20% erano farmaci erogati in regime di ricovero. Quindi la farmacia assicurava già continuità assistenziale, non solo nei numeri, ma anche nella percezione sociale» ha affermato Nello Martini, Direttore Generale Drugs & Health srl «il cambiamento è avvenuto senza che ci fosse una reale percezione di ciò. Adesso il farmacista deve trovare un nuovo modello, che vada oltre la retribuzione a percentuale, ma che preveda un riconoscimento della professionalità.» La soluzione potrebbe essere quella inserire il farmacista in un team multidisciplinare per la gestione dell'aderenza, aggiunge Martini «è stato calcolato che con una maggiore aderenza si arriverebbe ad un risparmio fino a 3,7 miliardi di euro al netto dell'incremento di spesa».

Mentre un altro studio, spiega Cicchetti «ha dimostrato che un incremento del 10% dell'aderenza corrisponde ad un 8,6% di risparmio di spesa». Il futuro della farmacia quindi risiede in quelli che Mario Giaccone, Tesoriere FOFI, ha definito "servizi cognitivi socio-sanitari": «Penso non solo alla gestione della cronicità, ma ad esempio anche al servizio di screening e di informazione sui vaccini: l'influenza del farmacista sulla scelta del cittadino in tema di salute e prevenzione, è misurabile, quindi ci auspichiamo che venga retribuita» e conclude «Con lo studio I-Mur abbiamo creato i presupposti perché questa retribuzione in alcune realtà e per alcuni progetti, sia già riconosciuta».

Chiara Romeo
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