FITOTERAPIA

mag62011

Non danneggia il fegato la “fitoterapia ormonale sostitutiva”

A dispetto di alcune segnalazioni di tossicità epatica, i trial clinici che hanno testato uno dei principali prodotti in commercio a base di actea (cimicifuga) non hanno trovato alcun riscontro in proposito. La conferma arriva dai risultati pubblicati su Menopause di una metanalisi di 5 studi clinici, per un totale di 1.100 donne che avevano assunto il medesimo preparato commerciale, o placebo, per alleviare i sintomi della menopausa per 3 o 6 mesi. In nessun caso si sono evidenziati alterazioni pericolose degli enzimi epatici. Le piante del genere Actaea, della famiglia delle ranuncolacee, sono molto diffuse in nord America (molto meno in Europa) e l’estratto delle radici è impiegato dai nativi americani per il trattamento di crampi mestruali e disturbi della menopausa. I prodotti a base di estratti di actea sono, infatti, commercializzati come analogo “naturale” della terapia ormonale sostitutiva e utilizzati per alleviare i sintomi della menopausa. In seguito a segnalazioni di casi di infiammazione e insufficienza epatiche Australia e UK hanno deciso di inserire delle avvertenze in etichetta. Da qui la metanalisi sulla sicurezza, che ha raggiunto le stesse conclusioni di un altro studio del 2009 che però, oltre all’assenza di epatotossicità, aveva rilevato una mancata efficacia nei confronti di vampate e sudorazioni notturne, nel corso dei 12 mesi di osservazione. 

Menopause, online January 11, 2011


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