Sanità

ott172018

Numero chiuso a Medicina, Regioni: un boomerang, più criticità che opportunità

Numero chiuso a Medicina, Regioni: un boomerang, più criticità che opportunità
L'abolizione del numero chiuso nelle facoltà di medicina è un boomerang, dà luogo a molte criticità e non offre opportunità concrete agli studenti, serve un confronto con le Regioni ma la priorità resta aumentare le borse di studio di specializzazione. È quanto dichiara Antonio Saitta, coordinatore della commissione Salute a margine della riunione odierna degli assessori regionali, commentando la previsione approvata nel disegno di legge relativo alla legge di Bilancio 2019. «Prendiamo atto delle precisazioni del Governo che definisce il superamento del numero chiuso come 'un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i Ministeri competenti e la Conferenza dei rettori', stupisce comunque il fatto che non si faccia cenno ad un confronto preventivo con le Regioni. Attendiamo di conoscere nel dettaglio ed approfondire le misure che saranno previste.

Fra l'altro incontreremo la Ministra Giulia Grillo nella Conferenza delle Regioni di domani 18 ottobre e sicuramente su questo tema chiederemo ulteriori delucidazioni. In ogni caso la strada da percorrere, secondo le Regioni, è un'altra e parte - ha spiegato Saitta - da una puntuale definizione del fabbisogno formativo di personale sanitario, come abbiamo già detto in Parlamento sin dal 18 luglio scorso. A quel punto bisogna puntare su un netto aumento delle borse di studio di specializzazione, incrementando il numero dei contratti di formazione specialistica finanziati dallo Stato, rispondendo in maniera puntuale ai fabbisogni espressi dalle Regioni. Poi si deve ragionare sulla revisione dei contenuti formativi dei corsi universitari e degli attuali profili professionali. In questo modo - ha concluso Saitta - creiamo davvero opportunità e non false aspettative». Perplessità anche dal mondo della professione.

In una nota Claudio Cricelli presidente Simg sottolinea come «programmare il numero dei medici senza programmarne la qualità e definire il loro ruolo è il contrario di qualunque obiettivo che un buon sistema sanitario deve perseguire. I problemi» continua «legati alla carenza dei professionisti dipendono da gravi errori di programmazione. Ma preparare molti medici in strutture inadeguate per mancanza di adeguate risorse formative è un rimedio peggiore del male». E se, come ricorda Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), è vero che «nel nostro Servizio Sanitario Nazionale, mancano e mancheranno i medici, si omette un passaggio fondamentale: per entrare nel Servizio Sanitario Nazionale non basta essere medici, occorre completare la Formazione specializzandosi o formandosi specificamente per la medicina generale. Né potrebbe essere altrimenti: per noi la formazione è un unicum, che va dall'accesso alla specializzazione, passando attraverso la laurea. Per questo chiediamo con tanta convinzione e insistenza al Governo di ripensare a tutto tondo il percorso formativo del medico, garantendo a chi entra di poter uscire completamente formato».

Critiche anche dalla politica: «Annunciare tout court l'abolizione del numero chiuso è follia - dice la senatrice di Forza Italia Maria Rizzotti, vicepresidente del Gruppo al Senato. «Auspico che i ministri dell'Istruzione e della Salute, si affrettino a fare una riflessione seria e urgente su come avviare una nuova programmazione sanitaria. Sarebbe opportuno attivare un tavolo e trovare una soluzione seria su una problematica molto sentita e che, a giudicare sia dal numero di ricorsi che ogni anno finiscono nei tribunali di tutta Italia, sia dalle notizie di inchieste su presunte irregolarità nello svolgimento dei test di ingresso, merita un cambio di rotta immediato».
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