Sanità

dic42019

Numero programmato nazionale: obiettivo ddl Mandelli. Prospettiva è selezione meritocratica

Numero programmato nazionale: obiettivo ddl Mandelli. Prospettiva è selezione meritocratica

Facoltà di Farmacia, Ddl Mandelli: introdurre in una fase transitoria il numero programmato a livello nazionale e selezione oggettiva per crediti e media voti al termine del 1°anno

Test d'ingresso che va, test d'ingresso che viene. L'abolizione dei quiz a medicina proposta dal M5S alla Camera, nel recentissimo disegno di legge a firma di Manuel Tuzi, potrebbe in teoria fare il paio con quella per rivedere le modalità di accesso a Farmacia e Chimica tecnico farmaceutica. Entrambe le bozze sono in Commissione Cultura. Il Ddl (S-1558) a firma di Andrea Mandelli, presidente Fofi e deputato FI, è in "visione" dalla scorsa primavera. A Farmacista 33, Mandelli ribadisce di preferire una selezione meritocratica, sul modello di quella - tutti dentro e verifica del rendimento a fine 1° anno -che, nelle intenzioni del Ddl Tuzi, vorrebbe caratterizzare l'accesso Medicina già a partire dal 2020. L'unica differenza è che nel modello "finale" per Medicina ci sarebbe il test, chi lo passa prosegue, gli altri ripiegano verso corsi di laurea diversi.


Rischio di prendere in giro gli studenti e formare disoccupati

«Il tema condiviso è di dare l'accesso ai giovani senza un filtro in entrata, e di valutare al termine del 1° anno che cos'hanno fatto, ma su una base oggettiva: quali crediti hanno accumulato, con quale media», conferma Mandelli. «In questo modo ci sarebbe una maggiore meritocrazia e faremmo proseguire i migliori, in base ai fabbisogni stabiliti. Gli altri studenti non sarebbero "espulsi" dall'Università: potrebbero "spendere" i crediti accumulati passando ad altri corsi di laurea che non sono a numero programmato, nei quali non vi siano esigenze legate alla stima del fabbisogno, come invece accade per le professioni sanitarie.
Per quanto riguarda Farmacia - aggiunge Mandelli - in alcune zone del paese, ad esempio al Sud, c'è abbondanza di laureati e ci sono problemi occupazionali. In altre aree ci sono meno problemi e in alcune aree del Nord c'è persino carenza di laureati. Nel mio disegno di legge si propone di definire gli accessi a livello nazionale, a numero programmato, non per sempre ma finché non sarà introdotto un meccanismo di selezione basato sul merito come quello che abbiamo proposto. Al contrario, continuando com'è ora, il rischio è di prendere in giro gli studenti e formare disoccupati che non trovano un posto di lavoro».


Professionisti non assorbiti dal turnover

In effetti, se per i medici una volta c'era il problema della pletora, erano "troppi", e ora c'è quello opposto degli esodi, per via dell'elevata età media dei professionisti, per i farmacisti c'è un problema contrario, con 13 mila disoccupati su 100 mila iscritti agli ordini ai quali, al tasso di 4.700 laureati in Farmacia e Chimica tecnica farmaceutica di cui 4.000 si iscrivono all'Ordine, si potrebbero aggiungere in un decennio migliaia di altri che non trovano lavoro.
Professionisti che non vengono assorbiti dal turnover fisiologico, anche in considerazione del fatto che l'età media degli occupati è relativamente giovane. Di qui la richiesta di introdurre in una fase transitoria il numero programmato a livello nazionale.
Ma è proprio necessario riproporre i quiz, sebbene posticipati, anziché abolirli visto che sono la pietra dello scandalo?
«Per me - dice Mandelli -si potrebbero anche abolire. O più propriamente, nel disegno di legge miriamo a introdurre una selezione oggettiva per crediti e media voti al termine del 1° anno. Nulla osta a che tale valutazione sia supportata pure dall'esito di un test a quiz, l'importante è non laureare giovani che non trovino sbocchi per colpe non loro».
Ma è possibile arrivare a una legge in tempi ristretti?
«Non ho elementi per una pronta risposta - dice Mandelli - al momento i disegni di legge in materia sono più d'uno e stanno in commissione cultura alla Camera in attesa di essere incardinati, al momento sono tutti "in consultazione", sarà la Commissione a scegliere il testo base che assorbirà gli altri e allora si potrà avviare l'iter parlamentare. Posto che le materie alle quali dare priorità in genere le detta il governo».

Mauro Miserendino
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