Sanità

feb132019

Nuova Governance, Scaccabarozzi: obiettivo sia il bene del malato

Nuova Governance, Scaccabarozzi: obiettivo sia il bene del malato
Il vantaggio e la salute del cittadino devono essere il fine principale del cambiamento all'interno del sistema farmaceutico e sanitario, con la conseguente necessità che gli atteggiamenti «pregiudiziali e ideologici» vengano accantonati e si rimetta al centro di ogni dibattito il sostegno al malato. Questo il pensiero espresso e sviluppato da Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, nel corso di un'intervista rilasciata a Federfarma Channel. Un obiettivo delineato attraverso la riflessione sull'accordo per il Payback, sul documento della nuova governance e sull'equivalenza terapeutica, argomenti molto discussi nel mondo della farmaceutica e della sanità.
In merito al Payback, l'accordo viene definito dal presidente di Farmindustria, «un atto di grande trasparenza e lealtà raggiunto insieme alle Regioni», in quanto «le aziende hanno sempre pagato in modo condizionato rispetto a questi soldi che giacciono fermi in un fondo del Ministero dell'Economia, e in base a dei numeri profondamente sbagliati. Noi abbiamo sempre ribadito la nostra disponibilità a pagare», prosegue, «a prescindere dall'apprezzamento verso la legge. Questa è sicuramente una legge che a noi non piace ma è una legge, e come tale va rispettata. Però penso sia corretto pagare il giusto, non un euro di meno né un euro in più». L'accordo, mancante dal 2013, è stato discusso e stabilito per «trovare una soluzione che consenta alle Regioni di avere quelle risorse che in qualche caso sono state messe a bilancio, e a noi di ripartire in un modo nuovo». Oggetto di discussione anche l'equilibrio dei tetti, al fine di trovare una soluzione che permettesse di usare le risorse fino in fondo. «Se queste risorse non vengono sfruttate fino in fondo», spiega Scaccabarozzi, «si fa un danno soprattutto ai malati, che non hanno accesso ai farmaci necessari. L'obiettivo centrale è sicuramente mantenere all'interno della farmaceutica le risorse che alla farmaceutica sono riservate, a vantaggio dei cittadini».
Ribadita anche la necessità di una nuova governance farmaceutica: «Ci fa piacere che sia stato colto l'invito a un confronto, quello attuale è un documento che usa ricette vecchie, degli anni '90, e che non porteranno ad alcun risparmio: dire che oggi attraverso l'equivalenza terapeutica si possono fare due miliardi di risparmio in un mercato come quello della convenzionata, che ne vale poco più di sei ed è già genericato per il 90% (fatto di farmaci a brevetto scaduto), solleva qualche dubbio su quali conti siano stati fatti». Identificando il risparmio previsto tramite equivalenza terapeutica come «un'utopia», Scaccabarozzi prosegue: «Per il 90% dei farmaci si paga già il prezzo più basso perché sono a brevetto scaduto. Se poi si considera l'equivalenza come possibile fattore di risparmio si rischia di rimanere con poco in mano. Quando c'è un margine del 30% vuol dire che quei numeri sono stati fatti sopravvalutando il fenomeno oppure totalmente a caso. Non si può dire che i farmaci sono tutti uguali per comprarne uno solo, magari attraverso una gara, anche perché i prezzi sono già bassi e negoziati con l'Aifa e non sono amministrati dalle aziende. Anche in questo caso si farebbe un danno ai malati. Significherebbe infatti portare fuori dal circuito della convenzionata tutta una serie di farmaci essenziali alla salute dei cittadini». È necessario sottolineare le differenze specifiche dei farmaci, e poi rimettere all'etica e alla correttezza dell'industria il fatto di «non essere contro l'equivalenza terapeutica, ma essere a favore dell'aderenza dimostrata scientificamente: senza dati scientifici non si può dire che due farmaci sono uguali. Ogni malato vive una condizione specifica, e come tale necessita di un farmaco specifico. Solo il medico può scegliere il farmaco adatto al paziente, non un burocrate o chi fa un capitolato di gara».
Sul futuro delle farmacie e sulla loro integrazione nel Ssn, il vertice di Farmindustria sottolinea come «il ruolo del farmacista è eticamente fondamentale per la salute dei cittadini: ne è convinta tutta l'industria e qualunque cittadino, che deve avere l'opportunità di curarsi nel migliore dei modi». Impossibile pensare a un futuro nell'ambito della salute senza le farmacie, «per il ruolo storico che hanno sempre avuto, che continuano ad avere e credo continueranno ad avere come punto di contatto finale con il malato. Bisogna abbandonare atteggiamenti pregiudiziali ed ideologici e rimettere al centro il cittadino», conclude, «in quanto l'industria in Italia è sana, fa ricerca, produce, dà valore economico al Paese. La rete di farmacie integra questo lavoro per arrivare al malato, che ha bisogno di qualcuno che gli stia vicino: oltre al medico, il farmacista è la figura di prossimità e di contatto».
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