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set112019

Nuovi farmaci ipoglicemizzanti non aumentano rischio fratture

Nuovi farmaci ipoglicemizzanti non aumentano rischio fratture

Diabete, un recente studio dimostra la sicurezza della nuova classe di farmaci inibitori del co-trasportatore sodio glucosio 2

Secondo una lettera di ricerca pubblicata su Diabetes Care, gli inibitori del co-trasportatore sodio glucosio 2 (SGLT2) utilizzati nel trattamento del diabete di tipo 2 non sarebbero associati a un aumento del rischio di fratture. «Complessivamente, il nostro studio sul mondo reale fornisce ulteriori rassicurazioni sulla sicurezza di questa nuova classe di farmaci per la salute delle ossa tra i pazienti con diabete di tipo 2» affermaDevin Abrahami, della McGill University di Montreal, Canada, che ha diretto il gruppo di lavoro.
L'associazione tra gli inibitori SGLT2 e il possibile aumento del rischio di fratture è stata dibattuta, e la Food and Drug Administration statunitense nel 2015 ha aggiornato l'avvertenza sull'etichetta di canagliflozin (Invokana, Janssen) per rispecchiare un eventuale rischio in questo senso. I ricercatori hanno studiato un totale di 73.178 pazienti di età pari o superiore a 40 anni nel Regno Unito, che avevano iniziato il trattamento con un farmaco ipoglicemizzante a partire dal 2013, anno in cui il primo inibitore SGLT2 è stato introdotto nel paese. Tra gli individui presi in considerazione, 9.454 hanno assunto un inibitore SGLT2 (1.288 canagliflozin, 5.539 dapagliflozin e 2.133 empagliflozin, 494 più di un inibitore SGLT2) e 18.410 hanno assunto un inibitore della dipeptidil peptidasi 4 (DPP-4). Nel corso di un follow-up mediano di 1,9 anni, si sono verificati 1.973 eventi di frattura, corrispondenti a un'incidenza di 12,88 per 1.000 anni-persona. Il rischio di fratture non è risultato maggiore tra i pazienti che assumevano un inibitore SGLT2 (11,0 per 1.000 anni-persona) rispetto a chi era trattato con un inibitore DPP-4 (14,8 per 1.000 anni-persona). In un'analisi condotta per singolo inibitore di SGLT2, canagliflozin è risultato in realtà associato a un rischio di fratture ridotto, anche se il dato non ha raggiunto la significatività a causa del basso numero di eventi (n=10). Per quanto riguarda il tipo di frattura, invece, l'unico aumento del rischio con gli inibitori SGLT2, pur non significativo, ha riguardato le fratture vertebrali. L'associazione non è stata modificata da storia di fratture, osteoporosi, età o sesso, e i risultati sono rimasti coerenti in diverse analisi di sensibilità. «In sintesi, i risultati di questo ampio studio di coorte basato sulla popolazione indicano che l'uso di inibitori SGLT2 non è associato a un aumentato rischio di fratture rispetto all'uso di inibitori della DPP-4» concludono i ricercatori.
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