Sanità

dic62017

Nuovi farmaci per l'Alzheimer entro il 2025, Lorenzin: Italia si farà trovare pronta

Nuovi farmaci per l’Alzheimer entro il 2025, Lorenzin: Italia si farà trovare pronta
Nuovi farmaci per il morbo di Alzheimer sono attesi fra il 2018 e il 2025 e l'Italia vuole farsi trovare pronta per inserirli in un processo organizzativo generale per poter curare centinaia di migliaia di persone in modo appropriato e sicuro. È quanto ha affermato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, intervenendo oggi a Roma alla presentazione dello studio Interceptor, che mira a determinare i biomarcatori più adatti e meno costosi per individuare i pazienti con Alzheimer nelle prime fasi, 'perfetti candidati' dei futuri medicinali. «Siamo in attesa dei risultati di molte sperimentazioni, che ci fanno sperare che fra il 2018 e il 2025 vedranno la luce prodotti che potranno agire sulla malattia. Hanno però effetti collaterali e aspetti che dobbiamo riuscire a inserire in un processo organizzativo generale, e bisogna partire per tempo. Siamo fra i primi a farlo». Il ministro ha ricordato che «il lavoro, finanziato con 3,9 milioni di euro, mira a cominciare a organizzare un nuovo modello di intercettazione del malato il prima possibile, per poter poi agire su questi soggetti a rischio. Stiamo iniziando a ragionare in termini di costi evitati e sull'innovatività dei nuovi farmaci, anche nella nuova governance, perché non si può continuare ad applicare i modelli finora usati. Occorre intercettare i fabbisogni reali e l'innovativà reale. Così il costo è più sostenibile e "spalmabile" nel tempo». Inoltre, anche prima che arrivino le nuove terapie, grazie ai dati ottenuti dallo studio «potremo anche agire su stili di vita e prevenzione».

«Come Aifa - ha aggiunto il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco, Mario Melazzini - vogliamo essere i primi e non farci trovare impreparati. Questi prodotti vanno somministrati a chi sta sviluppando la malattia per avere il massimo effetto possibile. Il nostro compito è fare programmazione e identificare biomarcatori che definiranno questa tipologia di pazienti. Dobbiamo fornire risposte a 600 mila persone e alle loro famiglie e quanto investiamo sarà recuperato in termini di costi indiretti. E' una sfida che dobbiamo vincere». «Si tratta di un raro esempio di proposta resa esecutiva con delle sinergie fantastiche fra diversi attori - ha detto Paolo Maria Rossini, responsabile Struttura complessa di Neurologia del Policlinico Gemelli di Roma, riferendosi al nuovo studio - È un vero progetto di sanità pubblica: le forme prodromiche di Alzheimer lavorano 20-25 anni 'nel buio', con sintomi minimi, ma espongono a un rischio 20 volte superiore di progredire verso l'Alzheimer vero e proprio nei pochi anni successivi. Oggi ci sono 735 mila italiani in fase prodromica: solo la metà si ammalerà e il fulcro del problema è proprio individuare le persone ad alto rischio. Dobbiamo avere a disposizione test ed esami validati per poi selezionare al meglio i pazienti da trattare. Saremo il primo Paese che si sarà preparato all'enorme folla di pazienti che aspettano questi farmaci. Meno di quattro milioni di euro spesi davvero bene, una volta tanto».
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