Sanità

apr202016

Obesità e diabete, in sovrappeso un italiano su due e un giovanissimo su quattro

Obesità e diabete, in sovrappeso un italiano su due e un giovanissimo su quattro
In Italia un adulto su 2 è sovrappeso, realtà che non si discosta molto da quella dei più giovani, infatti tra gli under 20 uno su 4 ha un indice di massa corporea che supera i valori "normali". Questi numeri derivano da una crescita esponenziale dei casi di eccesso ponderale e obesità negli ultimi 10 anni: i dati Istat evidenziano dal 2001 al 2013 una aumento di circa 2 mln del numero di persone in sovrappeso e di 1 mln per le persone francamente obese, un trend tristemente positivo che viaggia a braccetto con quello di un'altra patologia cronica, il diabete mellito di tipo 2. In presenza di obesità, infatti, il rischio di sviluppare diabete è 10 volte più alto e attualmente un italiano su 7 è a rischio. In Italia, secondo Istat, nel 2000 risultava diabetico il 3,9% della popolazione, poco più di 2 mln di persone, diventate quasi 3 mln (4,6% della popolazione) nel 2011.

Questi alcuni dei dati contenuti nell'Italian Barometer Diabetes Report 2015, dal titolo "Il management dell'obesità e del diabete di tipo 2: le sfide da vincere", presentato questa mattina a Roma. A partire dagli anni '80 il peso medio della popolazione mondiale è aumentato di 1,5kg ogni 10 anni. A contraddistinguersi negativamente per il sovrappeso, in mezzo ad altri Paesi europei è proprio l'uomo italiano under 20: quasi uno su 3 (30%) ha un eccesso ponderale, mentre rientrano nella media le giovani coetanee (20%). Tuttavia, con l'avanzare dell'età all'estero si registra una forte degenerazione verso il sovrappeso, mentre in Italia le percentuali, seppur elevate, si mantengono di molto inferiori alla media: quasi il 60% degli uomini over 20 è sovrappeso, mentre per le donne nella stessa fascia d'età la percentuale supera di poco il 40%. Un'indagine McKinsey ha calcolato che l'impatto economico della malattia a livello mondiale è di 2 mila miliardi di dollari, più di quanto si spenda per tutte le guerre e il terrorismo nel mondo. «Dobbiamo disinnescare queste bombe a orologeria e uno degli obiettivi del report è quello di trovare soluzioni sulle base dei dati - afferma il curatore del report Domenico Cucinotta, Past President dell'Associazione medici diabetologi e professore di medicina interna all'Università di Messina - Alla base del problema sta, paradossalmente, il progredire tecnologico e sociale dell'Umanità. È stato persino individuato e messo a punto da ricercatori nordamericani un indice - il modernization index - che si è dimostrato un forte predittore dello sviluppo di obesità e di diabete nelle popolazioni a rischio. Viene calcolato in base al tipo e al numero di oggetti-simbolo di questi cambiamenti di cui si è in possesso: frigorifero, telefono, televisore, automobile, lavatrice, cellulare, internet, lettore DVD, e altro».

«Il problema dell'eccesso ponderale e dell'obesità sono strettamente legati allo stato socio-economico dell'individuo», afferma Antonio Nicolucci, presidente Center for Outcomes Research and Clinical Epidemiology (Core) e coordinatore del Board sul Burden of disease dell'obesità di Ibdo Foundation. Ed è proprio attraverso azioni volte alla promozione di stili di vita sani e educazione della popolazione che il governo nostrano sta intervenendo per cercare di arginare la diffusione non solo dell'obesità, ma anche delle altre patologie croniche spesso associate, quali ad esempio l'ipertensione. Tra questi, il programma "Guadagnare Salute", coordinato da Ministero della Salute, che mira a contrastare i 4 principali fattori di rischio di malattie croniche nel nostro Paese (abuso di alcolici, tabacco, alimentazione scorretta e inattività fisica) e il Piano nazionale della Prevenzione. Attualmente è in via di approvazione il Piano della cronicità, un provvedimento "cornice" che «nasce dalla volontà di capire il percorso della vita del paziente e lo accompagna in questo percorso - afferma Paola Pisanti, Presidente della Commissione Nazionale Diabete del Ministero della Salute - L'Italia è il primo Paese ad affrontare la cronicità in questo modo». Il piano si propone di dare omogeneità alle indicazioni e alle attività regionali e locali, fornendo indicazioni per il miglioramento della qualità dell'assistenza. «Abbiamo ancora 2 passaggi da fare per rendere il Piano condiviso da tutti: mancano la Fnomceo (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), alcune sigle sindacali e le associazioni pazienti. In ogni caso l'iniziativa ha avuto già 21 pareri positivi da parte dei tecnici regionali e quindi ci aspettiamo di concludere a breve il lavoro fatto per consegnarlo al Ministro e fare un ulteriore passaggio in conferenza Stato-Regioni» afferma Pisanti.
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