NUTRIZIONE

ott132016

Obesità si previene con corretta alimentazione nella prima infanzia

Domande e risposte sulla corretta alimentazione nella prima infanzia in un documento pubblicato lo scorso luglio dal Ministero della Salute nell’ambito dei progetti di attuazione della strategia europea "The EU Action Plan on Childhood Obesity 2014-2020"

L'eccesso ponderale nei giovani europei rappresenta un'area di particolare preoccupazione, visto le percentuali coinvolte: fra i 6 e i 9 anni i bambini con problemi di obesità e sovrappeso variano da 11% a 37% tra i maschi e da 15% a 35% tra le femmine. E l'Italia, secondo le rilevazioni del programma di monitoraggio OKkio alla Salute non fa eccezione in questo senso. La prevenzione dunque si concentra particolarmente sul correggere gli stili di vita, fra questi l'alimentazione, a cominciare dalla nascita.

Come sostenere in modo corretto, da un punto di vista nutrizionale, l'inizio della vita?Il Ministero riassume in un documento di facile fruizione, alcuni dei concetti fondamentali, sull'allattamento, l'inizio dell'alimentazione completare e la tipologia di alimenti con un focus sui latti per l'infanzia. Si conferma fondamentale l'importanza dell'allattamento al seno esclusivo nei primi sei mesi di vita, quando possibile, per favorire il benessere psico-fisico del bambino e della madre, sebbene il momento adatto per l'introduzione dei primi cibi diversi dal latte dipenda da numerose variabili individuali, che saranno valutate dal pediatra. Dopo questa età, in generale, il lattante è pronto per il divezzamento. Per i bambini a rischio di allergie e intolleranze non è necessario seguire uno schema di introduzione degli alimenti diverso da quello pensato per la popolazione pediatrica generale: non esistono infatti evidenze sperimentali che indichino il contrario. Anzi, ritardare nel proporre al bambino alimenti ritenuti "allergizzanti" non previene allergie alimentari e/o intolleranze nei soggetti predisposti - dicono gli studi - né l'età del bambino alla prima esposizione verso l'alimento modifica il successivo rischio globale a 10 anni di età, purché avvenga dopo i quatto mesi.

Il latte vaccino non è raccomandato nel primo anno di vita per il rischio di sbilanciare l'apporto proteico alimentare complessivo e, perché può causare carenze di ferro, riporta il documento. Dopo l'anno può entrare nella dieta (se il bambino non viene allattato al seno) ma non dovrebbe superare i 200-400 ml/die. Fra le bevande a base di latte che accompagnano la progressiva introduzione durante il divezzamento si può ricorrere sia alle "formule di proseguimento", dai 6 mesi d'età, sia ai cosiddetti "latti di crescita", per bambini da 1 a 3 anni; questi ultimi non hanno prescrizioni particolari, ma contengono acidi grassi essenziali, acidi grassi polinsaturi a lunga catena (DHA), ferro, iodio e vitamina D. La loro composizione si ispira alle formule di proseguimento che invece, come le formule per lattanti, rispondono a specifiche disposizioni legislative sia per i requisiti di composizione a tutela dell'adeguatezza nutrizionale, sia sulle garanzie da fornire in termini di sicurezza alimentare.

Francesca De Vecchi
Esperta in scienze e tecnologie alimentari
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