Sanità

ott52015

Occupazione, la filiera cerca risposte. Lettieri: preoccupa divario Nord-Sud

Occupazione, la filiera cerca risposte. Lettieri: preoccupa divario Nord-Sud

C'è un divario persistente tra Sud e Nord anche nel comparto del farmaco con una prospettiva occupazionale che desta grande preoccupazione anche perché parliamo di un territorio quasi privo di opportunità alternative rispetto al lavoro tradizionale della farmacia. A lanciare la preoccupazione Luigi d'Ambrosio Lettieri, senatore e vicepresidente Fofi, dal convegno organizzato domenica scorsa dall'Ordine interprovinciale dei Farmacisti di Bari e Bat per diffondere sul territorio la piattaforma Farmalavoro di incontro domanda-offerta di lavoro lanciata prima dell'estate dalla Fofi, con il supporto della Fondazione Cannavò, e i dati della ricerca Censis, commissionata dalla Federazione in occasione del lancio di Farmalavoro, sulla situazione dell'occupazione tra i professionisti della sanità. «Profonde» si legge nella nota «sono le differenze nella condizione occupazionale dei farmacisti residenti nelle tre aree della penisola: innanzitutto si osserva che, passando da Nord a Sud, aumenta decisamente la porzione di precari e non occupati che a Sud e nelle Isole risulta pari al 41,0%, rispetto all11,2 del Nord e del 24,2 del centro e, di pari passo, diminuisce la porzione di lavoratori della farmacia e parafarmacia». Ma, continua, «anche i dati relativi alla situazione contrattuale degli intervistati, vedono ancora una volta l'area geografica di residenza giocare un ruolo significativo: passando da Nord a Sud si riduce la quota di chi ha un contratto a tempo indeterminato (71,1% a Nord, 62,4% al Centro e 51,0% al Sud e Isole) e full time (72,7% a Nord, 65,4% al Centro e 61,1% a Sud e Isole). Il 6,3% dei farmacisti intervistati, poi, al Sud lavora senza avere alcun contratto: un dato sopra rispetto alla situazione contrattuale dei colleghi del Nord (0,6%) e Centro (3,5%)». Mentre di una riflessione sugli scenari futuri per il farmacista si occupa l'Afant di Arezzo che ha organizzato per domenica 11 (presso la Biblioteca Ospedale San Donato, dalle 9 alle 13) il convegno dal titolo "Il farmacista: potenzialità e opportunità di una professione sanitaria in evoluzione" di cui è relatore Andrea Manfrin, Professore alla Medway School of Pharmacy, University of Greenwich and Kent (Uk). Il convegno, come si legge nella presentazione, «si propone di approfondire la riflessione sulla professione del farmacista in un momento cruciale per la sua evoluzione in quanto ora siamo di fronte ad un grande bivio. La discussione sarà articolata su quattro elementi: il mondo che conoscevamo, il mondo nel quale viviamo, il mondo nel quale stiamo entrando e il mondo che ci aspetta. Un confronto tra la professione del farmacista in Italia, le analoghe realtà in Europa e nel Mondo contribuirà ad allargare gli orizzonti della discussione, riportando il Farmacista al ruolo centrale che la recente riforma gli attribuisce». Intanto, in tema di occupazione, e in particolare degli effetti che il Ddl concorrenza potrebbe avere sulla forza lavoro, arriva il punto di vista di Federfarma, che, in una nota, risponde alla posizione presa dal Movimento nazionale liberi farmacisti: «Il Mnlf sostiene che l'uscita della fascia C con ricetta dalla farmacia farebbe spuntare 5.000 nuovi posti di lavoro. C'è in queste parole un effetto "déjà vu". Se, a detta degli stessi liberi farmacisti, la sola liberalizzazione dei farmaci Otc non è bastata a dare di che vivere a questi negozi, ci si chiede come potrebbe l'ulteriore liberalizzazione dei farmaci con ricetta sostenere l'apertura di altri 3.500 punti vendita". "Vero è invece che le farmacie, se perdessero una parte del mercato dei farmaci con ricetta, sarebbero certamente costrette a rivedere in diminuzione i propri organici. La vera occupazione qualificata verrà invece dall'imminente apertura delle 2500 farmacie messe a concorso dal Governo Monti, che daranno occupazione ad almeno 7.500 nuovi addetti. A queste si aggiungeranno altre 500 farmacie che, sempre in base al decreto Monti, le Regioni potranno aprire nei centri commerciali, nelle stazioni, negli aeroporti, dando lavoro ad altri 1.500 addetti».

FrancescaGiani


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