Sanità

giu242016

Oppiacei, troppe prescrizioni in Usa e poca informazione su conservazione smaltimento

Oppiacei, troppe prescrizioni in Usa e poca informazione su conservazione smaltimento
Secondo i risultati di due studi pubblicati su Jama Internal Medicine, non solo un ricovero su sette tra gli adulti statunitensi è seguito da una prescrizione di oppiacei, ma le attuali pratiche di stoccaggio e smaltimento di questi farmaci non sono ottimali. Nel primo studio i ricercatori coordinati da Pinar Karaca-Mandic, della School of Public Health alla University of Minnesota di Minneapolis, hanno stimato la frequenza della prescrizione di oppioidi alla dimissione ospedaliera in circa 625.000 assistiti Medicare ricoverati in ospedale nel 2011, concludendo che le nuove prescrizioni di oppiacei dopo il ricovero sono un fatto comune, con notevoli variazioni prescrittive tra i diversi ospedali e una percentuale variabile di pazienti che ritirano il farmaco tra 7 e 90 giorni dopo la dimissione.

«Il grado con cui il consumo di oppiacei a breve e a lungo termine rifletta una prescrizione inappropriata al momento della dimissione ospedaliera resta sconosciuto» concludono gli autori, sottolineando tuttavia che le nuove prescrizioni di oppioidi erano più comuni tra i più giovani, tra coloro che vivevano nelle zone rurali, tra le persone a basso reddito e tra coloro che avevano subito interventi chirurgici.

Il secondo studio, prima autrice Alene Kennedy-Hendricks, della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, ha intervistato oltre mille adulti che avevano da poco utilizzato un farmaco a base di oppiacei. «Circa il 20% di essi ha riferito di averlo condiviso con altri, di solito per la gestione del dolore» esordisce la ricercatrice, aggiungendo che il 60% degli altri partecipanti ha detto di aver conservato il farmaco, o parte di esso, per un uso futuro, mentre quasi metà degli intervistati ha dichiarato di non ricordare di aver ricevuto informazioni sul corretto stoccaggio o smaltimento del farmaco. Gli autori concludono: «Questi dati dimostrano la necessità sia di ridurre le prescrizioni di grandi quantità di oppioidi sia di aumentare la diffusione di raccomandazioni chiare e comprensibili su stoccaggio e smaltimento sicuro di tali farmaci».
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