Sanità

apr162012

Opportunità o minaccia in farmacia: arriva il “super-infermiere”

Il Servizio sanitario nazionale si apre al “super-infermiere”. Che potrà visitare, diagnosticare e anche prescrivere, anche se nell’ambito di percorsi condivisi e “multiprofessionali”, gestiti cioè assieme ai medici e alle altre figure del Ssn. La novità è contenuta in un documento del ministero della Salute che riscrive ruolo e competenze degli infermieri in vista di un’intesa dedicata da parte di Stato e Regioni. La bozza, diffusa giovedì sera a Ordine dei medici e Ipasvi (la Federazione dei collegi degli infermieri) per un parere, merita una lettura attenta anche da parte dei farmacisti perché getta un grosso punto interrogativo sulla cosiddetta farmacia dei servizi.
Dà da pensare già la filosofia d’approccio con cui il Ministero ha redatto la proposta. Che nel preambolo ricorda come «si stia assistendo a una significativa evoluzione delle componenti organizzativo-assistenziali» del sistema sanitario, da cui la necessità di «ridefinire gli ambiti di cura e di assistenza» in base a modalità «interdisciplinari», in uno scenario che impone «l’acquisizione di saperi elevati per ciascuna professione dell’equipe e competenze agite in una logica di integrazione, collaborazione e cooperazione». Tali principi vengono così declinati dal Ministero nelle varie aree dell’assistenza: Cure primarie (cioè territorio), emergenza-urgenza, area chirurgica, area pediatrica, area salute mentale e dipendenza. E per ognuna, la proposta detta uno schema dei nuovi profili che attendono l’infermiere.
Per i farmacisti il capitolo che li riguarda da vicino è quello delle Cure primarie, ossia la medicina del territorio. Qui la proposta ministeriale apre agli infermieri ambiti d’attività come l’utilizzo di strumenti standardizzati per l'identificazione precoce di possibili stati patologici (medicina di opportunità e di iniziativa)», il monitoraggio delle condizioni di stabilità della persona cronica, il trattamento «in autonomia» di problemi specifici sulla base di percorsi clinico assistenziali o protocolli condivisi, la prescrizione «in base a procedure e criteri condivisi di presidi e ausili a supporto della dipendenza/non autosufficienza», l’impiego di ecografo e «altri strumenti di diagnostica semplice», l’organizzazione di campagne vaccinali, la realizzazione «in collaborazione con gli insegnanti delle scuole di specifici programmi di educazione alla salute» e molto altro ancora.
Chi ha un buon ricordo del d.lgs 153/2009 che disegnava i nuovi servizi in farmacia troverà certamente alcune sovrapposizioni. Ma la domanda più impellente è un’altra: al “super-infermiere” disegnato dal Ministero, rimarrà tempo o voglia per sviluppare quella collaborazione con il titolare di farmacia che rappresentava uno dei punti più innovativi del decreto Fazio? Oppure c’è il rischio che un professionista dal profilo così “arricchito” nel Ssn finisca per diventare un centro di gravità antitetico rispetto alle farmacie? Il dibattito è aperto, ma forse basta già a preoccupare che sul documento del Ministero sia già piovuta la bocciatura dei medici di famiglia. A dir poco arrabbiati per l’invasione di campo.


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