Sanità

set262018

Orari e aperture, continua iter proposte anti-deregulation. Cnel: criticità permangono

Orari e aperture, continua iter proposte anti-deregulation. Cnel: criticità permangono
L'Italia è uno dei pochissimi casi in Europa in cui non vi è nessun limite o restrizione alle aperture degli esercizi commerciali, che possono autoregolamentare i propri orari e giorni di apertura. In questo quadro, il tema delle aperture festive e domenicali eÌè tornato ad assumere un carattere di urgenza. Ma, se la deregolamentazione introdotta da Monti ha creato criticità, le proposte oggi sul tavolo non contengono soluzioni tali da superarle. Sono queste alcune delle riflessioni che emergono dall'audizione di ieri del Cnel in commissione Attività produttive della Camera, dove è in corso l'esame delle proposte di legge sugli orari e le aperture domenicali. «La norma liberalizzatrice introdotta dal governo Monti nel 2011», si legge nella memoria del Cnel, «non fu oggetto di confronto con le parti sociali, ma rappresentoÌ un atto "dirigistico", non preceduto da un adeguato confronto. Con la totale deregolamentazione, infatti, si eÌ messo a rischio l'equilibrio e la pluralità commerciale che caratterizzano il nostro Paese, deviando inevitabilmente i fatturati vesto gli esercizi commerciali di grande dimensione, in grado di garantire l'apertura 365 giorni l'anno attraverso la rotazione del personale. In questi anni è fuor di dubbio che i fatturati non siano cresciuti, ma al tempo stesso c'eÌ stato uno spostamento dagli esercizi di prossimità alla Gdo. La medesima dinamica si eÌ realizzata anche sul fronte dell'occupazione, con la creazione di posti di lavoro nelle fila della Gdo, non necessariamente stabili, e contestualmente il calo occupazionale nei negozi di vicinato».

Tuttavia, rileva il Cnel, «nessuna delle nuove proposte di legge oggi sul tavolo contiene soluzioni tali da superare i numerosi (e contrastanti) fattori di criticità emersi in sette anni di applicazione del regime di deregulation». Per affrontare «il tema dei giorni di apertura in maniera seria e non demagogica, occorre partire dal presupposto che in sette anni le abitudini di spesa si sono radicate, e ciò impone la necessitaÌ di trovare una mediazione che tenga conto delle richieste dei consumatori, di quelle dei lavoratori del commercio, dei piccoli imprenditori, ma anche della Gdo. Pensare di cancellare completamente le liberalizzazioni porterebbe gravi danni all'economia, ma eÌ utile pensare ad una regolamentazione di minima». Inoltre «la complessità della materia e degli interessi coinvolti suggerisce di inserire gli interventi sugli orari in un quadro più ampio, che tenga conto della organizzazione dei tempi di vita e di lavoro delle cittaÌ, delle esigenze della sicurezza e della coesione sociale, specie nei grandi centri urbani, e che si accompagni a misure di regolarizzazione del settore, di semplificazione burocratica e amministrativa in grado di sgravare le piccole esperienze (come indicato dallo Small Business Act), e di sostegno alla modernizzazione del settore». Così, «piuttosto che stabilire un contingente esatto di aperture/chiusure, appare preferibile provare a partire con i cosiddetti "super festivi", estendendoli ad alcune domeniche e ragionando sulle possibili deroghe per le zone turistiche».
Francesca Giani
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