Sanità

dic62014

Ordini: crisi alimenta sfiducia di farmacisti verso futuro e organi istituzionali

Ordini: crisi alimenta sfiducia di farmacisti verso futuro e organi istituzionali
Una sfiducia generalizzata tra i farmacisti verso il futuro ma anche verso istituzioni e rappresentanze, che si traduce in modi diversi, a seconda dei territori, dal grido di aiuto che parte dai giovani e meno giovani in cerca di occupazione alla paura e al peso di chi, tra titolari e collaboratori, vede una diminuzione dei margini che talvolta mette in discussione la sostenibilità stessa dell'impresa. E a emergere sembra essere la richiesta di un sostegno, di un cambio di passo. Gli spunti sono arrivati in occasione dei rinnovi degli ordini provinciali dei farmacisti, occasione che, come racconta per esempio Domenico Di Tolla, delegato Fofi per la Puglia e presidente uscente dell'Ordine di Lecce, la cui candidatura è stata riconfermata con 334 preferenze, «ci ha permesso una volta di più di venire a contatto con i veri problemi dei farmacisti. La realtà con cui ci siamo scontrati è quella di un allontanamento che si è tradotto anche in un aumento dell'astensionismo. Nel 2008, per esempio, su 930 iscritti hanno votato in 505, pari al 54,30%, dato più o meno simile al 2011, quando la percentuale è stata del 54,15%, mentre in queste ultime elezioni su circa 1130 iscritti ha votato il 44,29%. Quello che abbiamo percepito nei contatti che abbiamo avuto con i farmacisti è che si cercano risposte a problemi reali, soluzioni concrete. Ci siamo trovati di fronte a tante persone in cerca di occupazione e il clima che abbiamo colto è di grande difficoltà, grande necessità di aiuto e anche un po' di disaffezionamento agli organi istituzionali e alle rappresentanze». «Il clima di sfiducia è forte» concorda Giovanni Zorgno, delegato Fofi per la Liguria e presidente recentemente riconfermato dell'ordine di Savona, «tra titolari, di farmacia e di parafarmacia, ma anche tra i collaboratori. La situazione di crisi, i cali di fatturato, sono realtà con cui in molti si stanno confrontando ma il problema è che non si intravede un miglioramento all'orizzonte, anzi. Ho percepito, da parte della categoria, una forte richiesta di sostegno, ma anche, purtroppo, tanta delusione e rassegnazione: si è persa un po' la speranza di poter far qualcosa per cambiare lo stato di cose. Per i titolari non è facile passare da una situazione in cui si riusciva ad assorbire la maggior parte dei neo laureati a quella in cui si fatica a mantenere i posti di lavoro attuali, così come per i collaboratori doversi confrontare con il fenomeno della disoccupazione, e non si vedono carte in tavola vincenti». Per questo, tra le priorità del triennio, «per l'ordine c'è far ritornare la farmacia a quello che era, cercare nuovi sbocchi professionali, potenziare l'offerta formativa anche alla luce di questo. Oltre a continuare a fare in modo che le farmacie siano sempre all'altezza dell'utenza e a lottare contro la carenza di farmaci, tema su cui vediamo purtroppo uno stallo e una mancanza di volontà se si guarda al di fuori della professione e delle associazioni dei consumatori».

Francesca Giani

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