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apr112014

Oseltamivir e zanamivir per l’influenza: restano dubbi su efficacia

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Gli inibitori delle neuroaminidasi oseltamivir e zanamivir sono efficaci nel ridurre la durata dei sintomi dell’influenza ma, in base ai dati oggi disponibili, non è possibile affermare che i due farmaci antivirali siano anche in grado di ridurre il numero di ricoveri in ospedale e le complicazioni dell’influenza. Sono queste in estrema sintesi le conclusioni di una revisione aggiornata della letteratura scientifica sull’argomento, pubblicata dalla Cochrane Collaboration e in contemporanea anche sul British Medical Journal. Analizzando i dati relativi a 20 studi su oseltamivir e a 26 studi su zanamivir – un totale di oltre 24.000 persone coinvolte – i ricercatori della Cochrane Collaboration hanno inoltre messo in luce che l’uso di oseltamivir per trattare l’influenza porta a un aumento di nausea e vomito del 4% negli adulti e del 5% nei bambini, mentre se viene utilizzato a scopo preventivo aumenta il rischio di mal di testa, disturbi psichiatrici e problemi renali. «Il tutto per ottenere una riduzione della durata dei sintomi di poco superiore alla mezza giornata» spiegano gli autori che, di fronte a questi dati si chiedono se sia opportuno spendere enormi quantità di denaro per far scorta di antivirali come succede attualmente in diversi Paesi tra i quali anche Usa e Regno Unito. 
«Non è nemmeno possibile dimostrare che la riduzione dei sintomi sia davvero legata anche a una riduzione del rischio di trasmissione del virus ad altre persone» continuano gli autori della revisione osservando che l’uso di oseltamivir è aumentato drammaticamente a partire dal 2009 con la cosiddetta «influenza suina», poiché si pensava che fosse in grado di ridurre le complicazioni dell’infezione, come per esempio la polmonite. Il problema più importante, secondo gli autori, è legato alle informazioni sulle quali si sono basate le raccomandazioni e le scelte di politica sanitaria: «Con questa analisi abbiamo dimostrato che oseltamivir non riduce ricoveri e ospedalizzazioni, ed è inoltre emerso che i dati forniti in precedenza non erano completi, soprattutto per quanto riguarda i potenziali rischi» afferma David Tovey, Editor-in-Chief per Cochrane che poi conclude «Questo sottolinea l’importanza che i dati degli studi clinici siano trasparenti e completamente accessibili». Molto critico il commento di Wendy Barclay, esperta di Virologia dell’influenza dell’Imperial College di Londra: «Questo nuovo report, che mette insieme dati raccolti in contesti molto differenti, non riesce a convincermi del fatto che i rischi legati all’assunzione dei due antivirali siano superiori ai benefici – comunque validi e dimostrati» afferma.


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