Sanità

set252017

Parafarmacie, il concorso straordinario tra le soluzioni. Pagliacci: opportunità anche per rurali

Parafarmacie, il concorso straordinario tra le soluzioni. Pagliacci: opportunità anche per rurali
Mentre prosegue l'iter del Ddl Lorenzin, che, tra le altre misure, potrebbe ospitare un emendamento sul nodo delle parafarmacie con l'ipotesi di riassorbimento dei titolari di parafarmacia, da Federfarma arrivano i desiderata sul tema: blocco di nuove autorizzazione di parafarmacie, eliminazione dell'obbligo del farmacista per alcuni principi attivi di uso consolidato e di affermata sicurezza - come è in buona parte dell'Europa - esclusività del farmacista in farmacia e una ricognizione per vedere se nelle pieghe del concorso straordinario del Crescitalia emerge la possibilità di sedi che possano riassorbire i farmacisti delle parafarmacie e rappresentare anche un'opportunità per farmacisti di farmacie rurali sussidiate.

A declinare la ricetta Marco Cossolo, presidente di Federfarma, in un'intervista a Radio Cusano Campus, e Silvia Pagliacci, presidente Sunifar, a Farmacista33. «Il percorso non è semplice» chiarisce Silvia Pagliacci. «Un primo principio da ribadire è che qualsiasi soluzione non deve e non può passare per un ulteriore abbassamento del quorum. Le farmacie sono già oggi in una situazione di difficoltà e non sarebbero in grado di sopportare ulteriori misure in questa direzione». Un primo step, continua, «su cui siamo già al lavoro, è quello di avere un quadro il più possibile preciso della situazione. Occorre individuare innanzitutto quante sono le parafarmacie, tra tutte quelle autorizzate, effettivamente aperte e quante di queste non appartengono a farmacisti titolari anche di farmacia. Occorre poi procedere a un ulteriore distinguo, individuando quanti non abbiano intenzione di mantenere la titolarità ma siano più propensi a una posizione come dipendente di farmacia: in questo caso, occorre verificare con il legislatore la disponibilità di sostegni e incentivi all'assunzione». Per superare poi l'esperienza delle parafarmacie, spiega a sua volta Cossolo nell'intervista, «occorre prevedere l'interruzione immediata del rilascio dei codici univoci e la revoca dei codici non ancora attivati. Va poi eliminato l'obbligo del farmacista per quei farmaci di uso consolidato e di affermata sicurezza, come avviene in Europa, nelle confezioni minime presenti in commercio. Contemporaneamente va riaffermata l'esclusività della farmacia come spazio di esercizio del farmacista». E per dare una risposta, continua Cossolo, all'«emergenza sindacale e sociale, che riguarderebbe i titolari di parafarmacia e le loro famiglie, che hanno investito in questa esperienza - stimiamo 800-1000 farmacisti - occorre pensare a un riassorbimento. In questa direzione, alcuni elementi all'interno del concorso straordinario indetto con il Crescitalia lasciano intravedere una disponibilità di sedi che potrebbero riassorbire i titolari di parafarmacia e, in contemporanea, i farmacisti di farmacie rurali sussidiate che da tanti anni esercitano il servizio in zone disagiate». «Le aperture relative al concorso straordinario» continua Pagliacci, «rispetto a quelle previste, sono per ora molto limitate e molte Regioni al momento sono indietro sulle procedure, anche a causa dei ricorsi pendenti, tanto che in alcune non si è ancora proceduto al primo interpello. Credo che, forse anche attraverso un commissario ad acta, occorrerebbe fare una ricognizione della situazione, accelerare, laddove possibile, le aperture, e soprattutto verificare se nelle pieghe di questo concorso ci sia l'opportunità di riassorbire i colleghi titolari di parafarmacia e insieme a loro anche i titolari di farmacia rurale sussidiata. Ma ci tengo a precisare che qualsiasi soluzione in questa direzione non deve penalizzare i titolari di farmacia rurale, peraltro già penalizzati dal concorso straordinario, che per anni hanno gestito la farmacia in zone disagiate con tutte le difficoltà del caso: va evitato quindi che si possano vedere superare dal collega di parafarmacia». Alla luce di questo programma, «siamo perplessi sui tempi necessari. Il percorso è lungo e complesso e forse il ddl potrebbe essere uno strumento per iniziare a porre le basi dei principi dell'azione e per indicare un primo step, che potrebbe riguardare l'interruzione del rilascio dei codici».


Francesca Giani
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