Sanità

nov42019

Parafarmacie, lettera aperta Ftpi-Unaftisp alla politica: diteci di che morte morire

Parafarmacie, lettera aperta Ftpi-Unaftisp alla politica: diteci di che morte morire

Le proposte dei titolari di sola parafarmacia sono ferme da due anni. Lettera aperta di Ftpi-Unaftisp al Governo, Parlamento e forze politiche

Governo, Parlamento e forze politiche di opposizione e di maggioranza non passino per l'ennesima volta oltre sulle proposte dei titolari di sola parafarmacia, ferma sul tavolo di Fofi e Federarma e presso il Ministero della Salute da 2 anni. È quanto chiedono le sigle di rappresentanza Ftpi-Unaftisp in una lettera aperta alla politica in cui chiedono "di essere onesti e di avere il coraggio di conferire in Parlamento in merito all'impossibilità o alla non volontà di portare una soluzione al problema.
Diteci apertamente - si legge nel comunicato - di che morte morire e se dobbiamo organizzarci per fare altro".

Il comunicato ricorda la "lenzuolata" del Decreto Bersani, "macchiata da indebitamenti, fallimenti e chiusure di centinaia di farmacisti che avevano riposto aspettative in una nuova speranza per il loro lavoro e la loro professione, negli anni più bui e tristi della nostra economia nazionale, quando multinazionali farmaceutiche e titolari di farmacie iniziarono a licenziare i farmacisti collaboratori per abbattere i costi. Una lenzuolata che - sottolineano le due sigle - prima ci ha fatto sperare, dopo ci ha fatto chiudere e poi ci ha umiliati ancora di più, si perché oramai marchiati come "parafarmacisti", quando le cose sono migliorate e sono riprese le assunzioni, noi siamo stati scartati, avevamo solo cercato di fare il lavoro per il quale ci eravamo formati con studi, sudore e fatica. Questo è stato visto come osare troppo".


Le richieste dei titolari di parafarmacia

Ora, chiedono Francesco Grillo e Daniele Viti, presidenti delle sigle che firmano la lettera, "ridateci dignità professionale come Voi volete, perché Voi potete, ma fatelo in fretta. Non passate per l'ennesima volta oltre, stiamo elemosinando un po' di attenzione, e lo stiamo facendo in modo propositivo, senza pretendere di sconvolgere il sistema. Lo chiediamo non solo al Governo ma a tutto il Parlamento, alle forze politiche di opposizione e di maggioranza, perché la dignità che reclamiamo è scritta nella nostra Costituzione, e tutti abbiamo il dovere di rispettarla".
E con riferimento alle mozioni che hanno impegnato il Governo affermano: "nessuno ancora una volta ha pensato ai mille farmacisti di Parafarmacia che perderanno il lavoro. Sono anch'essi farmacisti, con gli stessi doveri, ma differenti diritti. Parliamo di concessioni (o ereditarietà?), di remunerazione ma di diritto al lavoro quando si comincerà a parlare, di discriminazione nelle forniture, impedimenti senza una logica nella dispensazione, trattamenti differenti da regione a regione in merito ai servizi, personale non laureato dietro ai banconi, o peggio totalmente assente nei corner della Gdo, e potremmo andare ancora avanti, perché queste anomalie sono sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni e sono documentabili senza nemmeno troppa fatica. Se tutto ciò non è di interesse nazionale, almeno chiediamo a tutti voi di essere onesti e di avere il coraggio di conferire in Parlamento in merito all'impossibilità o alla non volontà di portare una soluzione al problema. Diteci apertamente di morte morire e se dobbiamo organizzarci per fare altro. Quello che occorre è sicuramente un Decreto Urgente, anche solo per porre fine al percorso iniziato e mai concluso dalla politica, e abbiamo lavorato due anni per elaborare la nostra proposta sul come farlo, una proposta a costo zero per lo stato. Forse costerà qualcosa a qualcuno, ma non parliamo di denaro pubblico".
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