Sanità

ott122018

Paziente iperteso, la vera sfida è creare la cultura dell'aderenza terapeutica

Paziente iperteso, la vera sfida è creare la cultura dell’aderenza terapeutica
La non consapevolezza del paziente di non essere aderente è la grande sfida che accomuna tutte le patologie "silenti" come l'ipertensione, molto si può fare sulla prevenzione con le campagne di sensibilizzazione sulle malattie, ma è necessario pensare a strategie dedicate alla aderenza alla terapia e alla conoscenza delle conseguenze del non essere aderenti. Queste le considerazioni emerse nel corso di i un confronto durante Farmacistapiù, il congresso dei farmacisti in corso a Roma, a cui hanno partecipato Marco Bacchini presidente di Federfarma Verona e membro del Consiglio di presidenza di Federfarma, Mario Giaccone, tesoriere della Fofi e presidente dell'Ordine dei farmacisti di Torino e Antonio Giovanzana, coordinatore nel Lazio della Siia (Società italiana dell'ipertensione arteriosa). Dibattito che ha accompagnato la presentazione della pubblicazione delle "Raccomandazioni per la gestione del paziente iperteso in farmacia" con focus sull'aderenza terapeutica, pensato e rivolto ai farmacisti., edito da Edra con il contributo non condizionato di Servier.

La premessa, documentata da dati raccolti da un'indagine condotta nell'ambito del World Hypertension Day, promossa dalla Siia, in 62 località italiane, è che indipendentemente dall'età valori pressorisono stati riscontrati nel 28% di chi si dichiarava normoteso, nel 31% di chi non conosceva i propri valori di pressione e nel 48% dei pazienti ipertesi in trattamento. La natura asintomatica, spiega il board di esperti che ha partecipato alla stesura delle linee guida, è uno dei principali fattori che determinano una scarsa aderenza, e paradossalmente la terapia può causare disturbi, disagi organizzativi ricorda alla persona che non è sana. «Il farmacista può fare molto per migliorare questo quadro - ha affermato Bacchini - Da una parte può facilitare l'emersione del sommerso, invitando alla misurazione della pressione. Può promuovere la prevenzione e molto si può fare attraverso i corretti stili di vita. Ma c'è anche la grande sfida della poca consapevolezza da parte del paziente di non essere aderente alla terapia. Il paziente con patologie silenti o asintomatiche, quindi senza criticità tende a non assumere correttamente il farmaco e non adottare corretti stili di vita. La vera difficoltà riscontrata nelle varie esperienze realizzate nelle farmacie è stata quella di reclutare pazienti che ammetavano di non essere non aderenti alla terapia. Anche in farmacie che intercettavano numerosi pazienti ipertesi, con l'obiettivo di trovare 50 soggetti non aderenti hanno reclutato un solo paziente che diceva di non assumere correttamente la terapia. Se non riusciamo a far capire al paziente cosa significa essere aderenti il problema non si supera. Bisogna sensibilizzare su cosa significa aderenza e le conseguenze che comporta se è scarsa, poi si investe sulla aderenza. Bisognerebbe pensare a una Giornata della aderenza alla terapia, fare campagne per far capire il problema, questo è il nodo, perché anche se arrivo al paziente non aderente che però non è consapevole che sta sbagliando difficile si ottiene il risultato e la risposta all'aderenza di molti pazienti ne è la testimonianza».

Fare cultura dell'aderenza terapeutica è il messaggio portato anche da Giaccone, che ha sottolineato come «il farmacista ha un ruolo fondamentale in questo obiettivo. La consegna del farmaco va accompagnata da comportamenti che vadano nella direzione di aumentare la compliance. Comportamenti che - ha aggiunto - vanno standardizzati così da poter essere misurati e valutati. Sono stati fatti passi in avanti e il riconoscimento del valore del nostro intervento oggi possiamo dire che inizia a vedersi». E dalla Siia che ha promosso con Federfarma la campagna abbasso la pressione, un monito e un invito, nelle parole di Giovanzana : «L'ipertensione è un killer silenzioso, perché si presta poca attenzione alla controllo dei propri valori pressori, soprattutto quando il soggetto si sente bene, quindi c'è ancora molto lavoro da fare per far comprendere i rischi. I farmacisti possono fare molto. I titolari possono formare i propri collaboratori a invitare tutti gli utenti alla misurazione della pressione - ha ricordato - indipendentemente dall'età, perché anche i giovani vanno monitorati. Un risultato non ottimale, soprattutto in un paziente in terapia mette subito in evidenza la scarsa aderenza e offre l'occasione dal farmacista per dare indicazioni su come migliorarla».

Simona Zazzetta
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