Sanità

mar62019

Pensione quota 100, oltre 80.000 domande. Chiarimenti su recupero periodi senza contributi

Pensione quota 100, oltre 80.000 domande. Chiarimenti su recupero periodi senza contributi
Prosegue l'iter di conversione in legge del decreto 1/2019 che contiene, tra gli altri aspetti, pensione Quota 100. Dopo l'ok, arrivato domenica, del Senato, che vi ha apportato delle modifiche, è in corso alla Camera l'esame e l'obiettivo è di chiudere entro il 18 marzo in modo che il testo possa ritornare in Senato per la terza lettura. Intanto, dall'Inps arriva una guida per chiarire le modalità applicative della cosiddetta pace contributiva, la possibilità di riscattare periodi non coperti da contribuzione, che però non vale per omissioni contributive da parte dei datori di lavoro. Mentre continuano ad arrivare preoccupazioni per la riforma pensionistica nel suo complesso.
Per quanto riguarda quota 100 - la possibilità, per il triennio sperimentale 2019-2021, di andare in pensione con requisiti non inferiori a 62 anni di età e 38 di contributi -, non sono mancate in questi giorni le polemiche. Stando ai dati diffusi dall'Inps sono in continua crescita le domande, che sono di poco inferiori alle 80700 unità, e c'è chi parla della necessità di fare una sorta di graduatoria. Tra le categorie che più stanno facendo richiesta al momento, secondo quanto trapela dalla stampa, sono soprattutto insegnati e medici. Nel dettaglio, al 4 marzo, tra le domande inviate, secondo i dati diffusi da Inps, 30.501 vengono dalla gestione pubblica, 27.779 sono lavoratori dipendenti, 78 dalla gestione separata, 4.354 dal Cumulo. Per quanto riguarda le fasce d'età, sono 27.045 le richieste da lavoratori fino a 63 anni, 37.341 da 63 a 65, 16.300 oltre 65. Infine, 58.498 domande arrivano da uomini e solo 22.188 da donne.
Numeri che secondo Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, possono arrivare a toccare il «90-100% della platea degli aventi diritto», contro le previsioni che davano «un'adesione meno massiccia, intorno al 50-60% degli aventi diritto», ma che comunque sarebbero «in linea con i dati contenuti nella relazione tecnica dell'Inps al decreto». Dal sottosegretario viene anche ribadita l'intenzione di «puntare a quota 41 tra tre anni», che potrebbe riguardare una platea di «800mila persone». Continuano intanto le critiche, soprattutto da parte dei sindacati: in particolare le preoccupazioni vanno allo svuotamento dei servizi essenziali del pubblico impiego, compresi gli ospedali, per i quali non ci sono sufficienti risorse a garantire un turn over, e una riforma previdenziale che complessivamente sembra essere «penalizzante e insufficiente per le donne».
Per quanto riguarda la cosiddetta pace contributiva, contenuta nel Decretone, per il triennio 2019/2021, è stato pubblicato da Inps il modulo per accedervi e la guida. Come si ricorderà, si tratta della «possibilità di riscattare, in via sperimentale per il triennio 2019-2021, nella misura massima di cinque anni, periodi non soggetti a obbligo contributivo e non già coperti da contribuzione, comunque versata e accreditata, presso forme di previdenza obbligatoria». Una facoltà che vale «per gli iscritti all'Assicurazione Generale Obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonché alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, e alla gestione separata, privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e non già titolari di pensione». Possono «essere riscattati, in tutto o in parte nella misura massima di cinque anni anche non continuativi, i periodi successivi al 31 dicembre 1995 e precedenti al 29 gennaio 2019. Il periodo da ammettere a riscatto non deve essere coperto da contribuzione obbligatoria, figurativa, volontaria o da riscatto, non solo presso il Fondo cui è diretta la domanda stessa, ma anche in qualsiasi forma di previdenza obbligatoria. Inoltre, sono riscattabili soltanto i periodi non soggetti a obbligo contributivo». L'onere è detraibile dall'imposta lorda, da parte di chi l'ha sostenuto, nella misura del 50% in cinque quote annuali costanti e di pari importo, nell'anno di sostenimento e in quelli successivi. Per quanto riguarda la rateizzazione dell'onere di riscatto «può essere versato in unica soluzione» oppure a rate: sul numero di rate da Senato è stata introdotta una modifica, facendole passare da un massimo di 60 a 120, ma l'iter è ancora in corso alla Camera.

Francesca Giani
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