Sanità

lug52022

Pensioni, bilancio di Quota 100 e 102. Tra gap generazionale, uscita anticipata e inflazione: nodi e ipotesi al vaglio

Pensioni, bilancio di Quota 100 e 102. Tra gap generazionale, uscita anticipata e inflazione: nodi e ipotesi al vaglio

Si torna a discutere di riforma delle pensioni Inps, con Quota 102 che si appresta a scadere a fine anno. Diverse sono le proposte avanzate. Timori per effetti dell'inflazione


Si torna a discutere di riforma delle pensioni Inps, con Quota 102 che si appresta a scadere a fine anno. Intanto, il bilancio di Quota 100 non è secondo le aspettative, le richieste sono state meno del previsto, mentre resta l'obiettivo di dare risposte a flessibilità e gap intergenerazionale. Diverse sono le proposte avanzate e iniziano a farsi strada i timori per gli effetti sul sistema dell'inflazione dall'inizio dell'anno prossimo.

Quota 100 e quota 102: meno richieste delle aspettative

A tracciare "Il bilancio di Quota 100 a tre anni dal suo avvio" sono stati, a fine giugno, INPS e UPB (Ufficio parlamentare del bilancio) e un primo dato a essere messo in luce è stato l'utilizzo di tale misura: "si può stimare" si legge nella sintesi pubblicata dall'Inps "che la spesa effettiva - di consuntivo sino al 2021 e proiettata dal 2022 al 2025 - potrà attestarsi a circa 23 miliardi. Si tratta di un importo inferiore di circa 10 miliardi rispetto ai 33,5 originariamente stanziati dal DL 4/2019 e di oltre 5 miliardi se si tiene conto dei definanziamenti decisi solo pochi mesi dopo nell'ambito della NADEF 2019 e nella legge di bilancio per il 2020". Da quanto emerge, "al 31 dicembre 2021 le domande complessivamente accolte nel triennio 2019-2021 sono risultate poco meno di 380.000, ampiamente al di sotto di quelle attese. Quasi l'81% dei pensionati con Quota 100 vi eÌ transitato direttamente dal lavoro, poco meno del 9% da silente (soggetti che pur avendo in passato versato contributi non lavoravano neì percepivano altre prestazioni), poco più dell'8% da una condizione di percettore di prestazioni di sostegno al reddito, circa il 2% da prosecutori volontari di contribuzione. La gestione di liquidazione eÌ stata da lavoro dipendente privato per quasi la metaÌ dei casi, da lavoro dipendente pubblico per poco più del 30%, da lavoro autonomo per circa il 20%. Se in valore assoluto le pensioni con Quota 100 sono state più concentrate al Nord, meno al Mezzogiorno e ancor meno al Centro, in percentuale della base occupazionale o del flusso medio delle uscite per pensione anticipata (quelle più simili a "Quota 100") mostrano le incidenze maggiori al Mezzogiorno e minori al Nord, con il Centro in posizione intermedia. Mediamente l'anticipo rispetto al più vicino dei requisiti ordinari eÌ di 2,3 anni. L'anticipo ha inciso in maniera significativa sul valore dell'assegno: mediamente lo ha ridotto del 4,5% per anno di anticipo per i lavoratori autonomi, del 3,8% per i dipendenti privati e del 5,2% per i dipendenti pubblici. L'età media alla decorrenza si eÌ attestata poco al di sopra di 63 anni, mentre l'anzianità media eÌ di 39,6 anni". L'Inps ricorda comunque che "nei prossimi anni potranno ancora accedere a Quota 100 non solo coloro che hanno maturato i requisiti nel 2019 e nel 2020 e che ancora non vi hanno fatto ricorso, ma anche coloro che li hanno maturati per la prima volta nel corso del 2021. Anche se rispetto alle previsioni ufficiali iniziali Quota 100 ha registrato un minore numero di adesioni, questo canale di uscita eÌ stato comunque utilizzato da un'ampia platea di lavoratori che a fine 2025 (quando saranno pressoché esauriti i potenziali aderenti) potrebbe anche superare i 450.000 soggetti".
Intanto, è stato fatto presente in occasione della presentazione del documento Inps, "ci sono state anche le prime richieste di Quota 102, la possibilità di uscita con almeno 64 anni e 38 di versamenti prevista dal 1° gennaio dall'ultima legge di bilancio: in questo caso le domande inoltrate all'Inps fino al 31 maggio sono state non più di 3.860: il 58% dal comparto pubblico e la restante fetta da quello privato". Al riguardo, le previsioni del Governo erano di 23.500 uscite tra 2022 e 2023, di cui 16.800 già quest'anno.

Temi da affrontare: flessibilità e gap intergenerazionale. Ecco le ipotesi

Quanto al futuro, "diverse sono le ipotesi al centro del dibattito in tema di flessibilità previdenziale e sulle quali si stanno confrontando Sindacati e Governo. L'intenzione sarebbe quella di consentire un anticipo rispetto ai requisiti ordinari previa introduzione di modifiche al sistema di calcolo del trattamento pensionistico: la flessibilità avrebbe cosiÌ un costo anche individuale. Queste proposte non sono direttamente confrontabili con Quota 100 visto che, a differenza di quest'ultima, prevedono penalizzazioni specifiche sugli importi delle pensioni commisurate all'entità dell'anticipo rispetto al pensionamento con i requisiti "Fornero" che vanno al di laÌ di quelle meramente derivanti dalle regole di calcolo.

A ogni modo, l'esigenza di mettere mano al sistema delle pensioni Inps è in particolarmente accesa in questo ultimo periodo - anche in vista del fatto che a gennaio anche Quota 102 sarà finita -, anche se il confronto, a causa della crisi, ha subito un rallentamento. "La nostra posizione" avevano ribadito la Cgil "resta la stessa: c'è bisogno di inserire elementi di equità e di solidarietà nel sistema, è necessaria una vera riforma previdenziale che superi strutturalmente e definitivamente la legge Monti-Fornero". Inoltre, c'è da "rilevare che la propensione al pensionamento in un sistema contributivo è profondamente cambiata: non tutti coloro che perfezionano il diritto alla pensione decidono di anticipare l'uscita. Ormai, due terzi delle posizioni sono calcolati con il contributivo. Tale aspetto va considerato, ma "è necessario che si riapra con intensità il confronto sulla previdenza. Anche se l'emergenza non è superata, il tema pensioni va affrontato".

Sulla sostenibilità futura va considerato effetto inflazione

Intanto, in un approfondimento di oggi del Corriere Economia, si inizia a porre il tema degli effetti sul sistema dell'inflazione: "Anche il potere d'acquisto dei pensionati sta subendo una pesante contrazione col caro-prezzi. Da gennaio 2023 gli assegni potrebbero aumentare. La rivalutazione, infatti, segue il tasso di inflazione dell'anno precedente. Dunque, l'adeguamento degli importi nel 2023 potrebbe subire modifiche significative dato che l'inflazione 2022 è schizzata al +8%. Il sistema in vigore prevede una rivalutazione al 100% dell'inflazione per gli assegni fino a 4 volte il trattamento minimo (2.062 euro al mese), una rivalutazione al 90% dell'inflazione per gli assegni compresi tra 4 e 5 volte il minimo (2.062-2.578 euro al mese) e una rivalutazione al 75% dell'inflazione per gli assegni sopra 5 volte il minimo (sopra i 2.578 euro al mese). Un costo che potrebbe essere difficile da sostenere per i conti pubblici. Proprio per questo si sta ipotizzando di rivedere i criteri per la rivalutazione delle pensioni".

Francesca Giani
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