Sanità

feb72018

Pensioni, Conasfa: accelerare passaggio a contributivo, ma non depauperare dipendenti

Pensioni, Conasfa: accelerare passaggio a contributivo, ma non depauperare dipendenti
Accelerare la riforma previdenziale dell'Enpaf verso il modello contributivo che risolverebbe automaticamente gran parte delle criticità già indicate negli anni passati, adeguare l'importo della pensione oggi insufficiente per il sostentamento del pensionato, rendere più equo il regolamento. E quanto alla proposta - di Federfarma e Fenagifar - di cambiare la destinazione del contributo oggettivo dello 0,90% "in una forma aggiuntiva di prestazione pensionistica" per chi lo versa, non può essere accettata, perché «tale contributo è frutto del lavoro dei Farmacisti e non della Farmacia e come tale debbono beneficiarne tutti i Farmacisti e non solo i titolari ed i soci di farmacia». È questa la risposta di Conasfa, la Federazione delle associazioni dei farmacisti non titolari, che si inserisce nel dibattito sulla riforma della previdenza che ha già visto un intervento di Federfarma e Fenagifar, e della Fofi.

«In un momento delicato della professione» è la preoccupazione del Conasfa «si cerca, ancora una volta, di mortificare la professione del Farmacista anche nell'aspetto economico». In particolare, per quanto riguarda il contributo oggettivo dello 0,90% del fatturato Ssn «si commette, più o meno volutamente, un errore di prospettiva» perché «viene prodotto dai Farmacisti e non dalle farmacie. È palese che di tale contributo, frutto del lavoro dei Farmacisti, debbano beneficiarne tutti i Farmacisti e non solo i titolari ed i soci di farmacia. Anzi» se la destinazione venisse cambiata «i titolari e soci di farmacia si avvantaggerebbero non solo della quota versata direttamente dalle farmacie di loro titolaritaÌ, ma usufruirebbero dei servizi e delle prestazioni ottenute dalla quota dello 0,90% versata dalle farmacie pubbliche». In generale, quanto alle altre proposte che hanno alimentato il dibattito di questi giorni sulla riforma previdenziale, «si muovono in direzione opposta al percorso di riforma intrapreso dall'Enpaf verso il modello contributivo». Certo, continua Conasfa, «l'importo della pensione erogata dall'Enpaf è insufficiente per il sostentamento del pensionato. Tuttavia eÌ bene ricordare che il contributo annuo intero richiesto dall'Ente di 4.477 euro corrisponde a quanto versato all'INPS da un Farmacista collaboratore neolaureato con un part time di circa 20 ore settimanali», e per altro, ricorda il Conasfa, «con un contratto nazionale di lavoro scaduto da ormai 5 anni». Da qui la richiesta di «accelerare riforma dell'ENPAF verso il modello contributivo che risolverebbe automaticamente gran parte delle criticità già indicate negli anni passati» e di andare verso un «regolamento più equo».

Francesca Giani
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